Nasceva oggi, 8 aprile, Vivienne Westwood, la stilista che ha trasformato la ribellione in uno stile, dalle origini del movimento punk all’alta moda.

Classe 1941, Vivienne nasce in una cittadina del Derbyshire, Inghilterra. Nel 1958 si trasferisce a Londra con la famiglia, dove studia moda e oreficeria alla Harrow School of Art. In questo periodo crea e vende gioielli nel mercato di Portobello Road. Nel 1962 sposa Derek Westwood, dal quale prenderà il cognome; il matrimonio durerà solo qualche anno. Negli anni Settanta incontra Malcom McLaren, futuro manager dei Sex Pistols, che diventerà il suo partner nella vita e nel lavoro. Da questo incontro prenderà forma Vivienne Westwood, destinata a diventare un’icona del punk.

Vivienne Westwood e il movimento punk.

In quegli anni, la scena musicale inglese era capeggiata dal genere punk. Non era soltanto una moda del momento, ma un vero movimento culturale: un inno alla libertà e alla ribellione contro il sistema e le autorità. È in questo scenario che Vivienne e Malcom aprono insieme il negozio al 430 di King Road, un luogo centrale nella definizione dello stile punk, caratterizzato da magliette stracciate con stampe provocatorie, latex, borchie e spille. Vivienne Westwood riesce a esprimere, attraverso le sue creazioni, l’anima ribelle del movimento.

Dalla ribellione punk al New Romantic: l’evoluzione di Vivienne Westwood.

Negli anni Ottanta, Vivienne Westwood intraprende un’evoluzione stilistica che la porta da un’estetica provocatoria del punk a una moda più strutturata, denominata “New Romantic”. Momento chiave di questo passaggio è la collezione “Pirates” del 1981, con cui debutta nelle passerelle londinesi. Vivienne studia gli abiti storici del XVII-XVIII secolo, li smonta e li rimonta, attraverso una reinterpretazione anarchica della storia.

Il pirata diventa l’emblema di una moda libera da vincoli e convenzioni. La creazione di capi fluidi, stratificati e imperfetti crea una frattura con l’identità rigida e precostituita. Ne nasce un mix stilistico che oscilla tra il maschile e il femminile, anticipando così, il concetto di identità come qualcosa di dinamico e non fisso. L’intento non era solo di vanificare le regole, ma di riscriverle mediante una moda che mette in discussione i codici tradizionali più conservatori. L’abito diventa uno spazio di espressione personale.

L’arte non dovrebbe mai essere sociologica; deve essere senza tempo. Deve essere la tua visione e come puoi rappresentare il mondo che vedi.

Vivienne Westwood: il corsetto simbolo di libertà.

Vivienne Westwood rielabora capi che storicamente hanno definito il corpo femminile. Il corsetto ha rappresentato a lungo la sottomissione a standard oppressivi, un vero e proprio strumento di tortura. Vivienne ne crea una nuova versione, utilizzando materiali moderni e morbidi, rimuovendo le stecche e rivisitandolo in chiave contemporanea, il tutto per garantire comfort e libertà di movimento.

Il “moderno” capo assume unnuovo linguaggio: da immagine di oppressione diventa un elemento di espressione in cui il corpo femminile non è più controllato, ma valorizzato. Il corsetto si evolve così in simbolo diemancipazione e libertà, non solo una rivoluzione estetica, ma anche un gesto provocatorio volto a mettere in luce una nuova figura femminile, consapevole e seducente, un atto di sfida alle convenzioni sociali.

L’eredità di Vivienne Westwood.

Vivienne Westwood non è stata solo una stilista, ma una vera rivoluzionaria in grado di trasformare lo stile in un linguaggio di protesta. Una donna che è riuscita ad andare oltre, mostrando che la moda può essere un atto di rottura e una presa di coscienza contro una società che cerca in tutti i modi di definirci. Vivienne Westwood ci lascia la sua eredità: la libertà di scegliere chi essere. E non ci resta che dirlo, ancora una volta: God Save the Queen!

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