La pandemia dilaga anche sui social, ma non lo fa attaccando il sistema immunitario. Piuttosto lo fa attraverso le parole che lasciamo alla memoria di facebook, instagram, twitter e di tutti quegli altri social network e chat private che sono entrati oramai a far parte del nostro quotidiano.

Lo fa attraverso gli articoli di giornali e riviste online che ci appaiono nella home dei nostri smartphone e che leggiamo credendo di informarci su quanto ci accade attorno. Ed è qua che la pandemia delle parole attacca e infetta. Non il sistema immunitario ma piuttosto i nostri pensieri, accrescendo paure e domande di cui molto spesso non troviamo subito risposta.

Sappiamo tutti cosa sono le fake news: notizie false, letteralmente parlando. Questa definizione è entrata a far parte del nostro vocabolario senza che ce ne accorgessimo e designa tutte quelle notizie che non corrispondono completamente al vero, che distorcono la realtà senza basarsi su alcuna fonte certa. Chi scrive e riporta fake news sceglie un fatto ma lo rimodella senza assicurarsi di raccontare la verità dell’accaduto, senza dati alla mano. Queste notizie false non vengono filtrate e iniziano a girare per il web, incontrando molto spesso l’approvazione e la diffusione immediata da parte dell’opinione pubblica, sempre attenta e scrupolosa quando si tratta di dare il via a una vergognosa caccia alle streghe, al colpevole di turno.

Generare notizie false in tempi di pandemia non è come chiacchierare su un attore o un cantante presumibilmente morto. Notizia quest’ultima che può essere smentita nell’arco di qualche minuto da un serio ufficio stampa o dal diretto interessato come nel caso di Gabriel Garko, dato per morto in un incidente d’auto nel 2019.

Ma provare a diffondere la notizia di un presunto focolaio, di presunti casi covid o di informazioni relative a nuovi DPCM prima che diventino concreti genera soltanto caos. Null’altro che caos.

Caos e paura. Incertezze e isterismo. Le fake news sono come una pandemia: dilagano in fretta, si allargano a macchia d’olio, sono silenziose e poi esplodono come quel nemico invisibile che stiamo combattendo da mesi. Notizie false arrivano dai social ogni giorno, da ogni parte, da ogni persona in grado di accendere un computer, collegarsi a internet e scrivere.

I social media hanno conferito un potere a tutti noi che è quello di poter esprimere la propria opinione, di poter scrivere articoli su blog o, come sto facendo esattamente io in questo momento, di poter scrivere per una rivista online. Un potere grandissimo, quello della parola scritta. Un potere di cui non ci rendiamo nemmeno conto quando ci sediamo al nostro bel pc e ci sentiamo leoni da tastiera in grado di sollevare popoli e comandare il mondo.

Ma non è così. Non se il nostro obiettivo è quello di difendere e proclamare la verità in nome del bene comune. Informare e informarsi è un diritto sacrosanto. Oramai viviamo in un mondo globalizzato dove le notizie viaggiano così veloci da non riuscire a stare al loro passo. Ecco perché abbiamo bisogno di verità accertate e rassicuranti e non di notizie capaci solo di allarmare una popolazione già piegata da chiusure di esercizi commerciali, lockdown locali, regioni distinte per colori in base alla loro criticità, ansie da nuovi decreti ministeriali e per ultima, ma non meno importante, paura del vicino magari contagiato e per questo bandito momentaneamente dalla società.

La pandemia ha ripreso a correre veloce, purtroppo. Non sappiamo ancora cosa accadrà tra un mese a questa parte. Ma se davvero vogliamo uscirne migliori fin da ora, iniziamo a distinguere sulla base del buon senso e dell’intelligenza ciò che può essere vero da ciò che non lo è, cerchiamo la verità senza puntare il dito e informiamoci prima di alimentare tutte quelle false notizie che non soltanto creano disordine e ci allontanano dalla verità ma, a volte, ci mettono anche l’uno contro l’altro.

Non lasciamo vincere la pandemia isterica di parole scritte a vuoto.