Rosemary’s baby – Nastro rosso a New York è un film del 1968 diretto da Roman Polanski. Nel 2022 quell’iconico film diventa serie tv

Rosemary’s baby. Attenzione! Questo articolo contiene spoiler.

Rosemary’s baby diventa una serie visibile su Amazon prime e Sky

Quando abbiamo scoperto tra i titoli delle serie tv quello di Rosemary’s baby abbiamo subito formulato il tipico pensiero di chi resta saldamente ancorato alla convinzione. ovvero, alcuni classici intramontabili del cinema sono unici e irripetibili.
Ma è davvero sempre così?

Rosemary’s baby dal film alla serie

Rosemary’s baby con Zoe Saldana, Jason Isaacs, Patrick J Adams e Carol Bouquet è una miniserie in due episodi da 90 minuti ciascuno. La serie risulta essere un thriller con qualche momento di tensione, nel quale si nota una certa ricerca della raffinatezza stilistica. Forse anche nella fotografia, che però non strabilia.

La storia più o meno la conosciamo tutti. Ma questa è una rivisitazione contemporanea dove si troveranno alcuni cambiamenti dal film di Roman Polanski del 1968. La storia ora si svolge a Parigi, nel film come anche nel libro da cui è tratto era New York. Un vero capolavoro che fece scalpore per aver portato per la prima volta sullo schermo l’argomento del satanismo in modo tanto spudorato. Ma attenzione. Il satanismo di cui si parla in questo film è piuttosto legato a una certa critica alla società americana capitalistica di quel periodo. Una sorta di cerchia di pochi eletti per i quali il successo derivava proprio dal loro culto di Satana, che in cambio delle messe nere e dei sacrifici a lui rivolti, donava tutto ciò che gli veniva richiesto. Un argomento che verrà poi ripreso molti anni dopo dallo stesso Polanski nel suo film “La Nona porta” con Johnny Depp.

Un film, quello di Polanski, ricco di metafore

Il film di Polanski è una vera perla. Più che un horror, come viene spesso definito, è piuttosto un thriller molto ambiguo, nel quale lo spettatore percorre le assurde vicende dell’ingenua protagonista, narrate proprio dal suo punto di vista. È una pellicola ricca di simbolismi e metafore, di personaggi assurdi. A proposito, è un peccato che nella serie abbiano deciso di sacrificare il personaggio fondamentale del ginecologo dottor Sapirstein. Le situazioni sono talvolta oniriche, anche in senso letterale, con i sogni inquieti di Rosemary e la sua percezione dello stupro subìto, nonostante i tranquillanti somministrati dal marito. Un film divenuto un’icona nella storia del cinema.

Personaggi di ieri e di oggi a confronto

I personaggi di questa miniserie forse non sono così incisivi come dovrebbero, non emozionano veramente. Ma questo è dovuto anche a una metodologia di scelta dei cast che purtroppo non è più quella di un tempo, quando i registi si dedicavano ad estenuanti ricerche per dare vita a quello che era il loro personale disegno di realizzazione. Non tutti sanno, infatti, che per creare quei personaggi bizzarri Polanski realizzò addirittura degli schizzi su carta. Soprattutto per quel che riguardava la coppia dei Castvet. Per scegliere invece la coppia Woodhouse ci furono diversi provini e varie opzioni di scelta, basate su precisi criteri funzionali alla riuscita del film come lo immaginava Polanski. Un fmisto tra horror sovrannaturale e thriller psicologico molto raffinato.

Roman Castvet nella serie tv

Il personaggio che ho apprezzato maggiormente in questa miniserie è stato quello di Roman Castvet, interpretato da Jason Isaacs. Già visto nella parte del cattivo di turno (Lucius Malfoy in Harry Potter). Isaacs riesce a essere enigmatico e accattivante. E i primi piani in questo caso aiutano molto, in quanto i profondi occhi azzurri dell’attore catturano lo spettatore che rimane ipnotizzato da quel suo sguardo ambiguo.

Guy Woodhouse nella serie tv

Il personaggio che sembrerebbe più fiacco nel confronto è quello di Guy Woodhouse, marito di Rosemary, interpretato da Patrick J. Adams (già visto nella serie Suits). Nel film di Polanski la parte fu affidata a John Cassavetes che diede vita all’iconico vero mostro del film: il marito che vende il proprio figlio al diavolo in cambio di successo e fama. Uomo senza rimorsi, senza pentimento alcuno. Un’interpretazione magistrale quella di Cassavetes, nonostante i continui malumori tra lui e il regista durante le riprese.

La musica ingrediente fondamentale nei film e serie tv

C’è nella serie una scena di pochi minuti che, lasciatemelo dire, è degna di una piccola nota. Sarà perché le musiche di un film sono molto importanti, anzi direi decisive per la riuscita di una sequenza. E qualora l’accostamento di una musica potrebbe risultare anche azzardato, ma incredibilmente azzeccato, è lì che nasce la poesia.
E quindi, nell’istante in cui il comandante della polizia francese (che in questo caso sostituisce il caro amico della protagonista del ’68, il simpatico e saggio scrittore Hutch) inizia il tragitto in auto per accorrere in aiuto di Rosemary. Le note dell’europeissima (francese per la precisione) Tu es Foutu di In-Grid, ci catapultano in quella folle corsa disperata del povero poliziotto, vittima di uno dei sortilegi mortali dei Castvet. Un pezzo dance molto ritmato ma di classe, che conferma che tutto ciò che è europeo talvolta possiede quel certo non so che. Escludendo questi pochi attimi esaltanti, la serie manca di particolari guizzi, e nel complesso appare pressoché piatta, povera di suggestioni e della giusta atmosfera.

Finale della serie

Sul finale le sequenze non si discostano dal film originale. Chi conosce già la storia portata in scena dalla grande Mia Farrow, questa volta vedrà al suo posto la bellissima ed eterea Zoe Saldana. Pugnale alla mano, Zoe affronta la macabra coppia Castvet e la loro setta di satanisti che avevano rapito il suo bambino, da lei creduto morto. Un meraviglioso bambino dagli incredibili occhi che cambiano colore dal nero al blu. Un bellissimo e paffuto neonato che ha solo un piccolo, impercettibile difetto: essere il figlio di Satana.