Identità e potere femminile sono emersi alla Milano Fashion Week (MFW) autunno-inverno 2026-27.

La moda ha confermato di essere uno specchio della società contemporanea. Le collezioni hanno sottolineato la consapevolezza di una donna contemporanea forte, consapevole e protagonista della realtà circostante.

Maria Grazia Chiuri nel suo ritorno questa volta come direttore creativo ha presentato il suo manifesto “Meno io più noi”. Capi femminili hanno sfilato insieme a quelli maschili come d’abitudine per sottolineare che gli abiti uniscono qualità condivise nella quotidianità.

La Chiuri ha messo la donna al centro delle sue collezioni già come direttore creativo di Dior.

La donna non è più un “consumatore finale”.

La sua visione classica comfy ma elegante imposta da Dior l’abbiamo ritrovata in questa MFW. Ha ridefinito il logo riportandolo più affine a quello originale. Una collezione di capi essenziali eleganti con cui giocare con quello che si ha nel proprio guardaroba.

Uno stile per sentirsi comoda sia negli abiti che nelle calzature pensate per camminare. Capi rimessi a modello come le pellicce riciclate o lavorate in maniera artigianale per evitare ogni forma di spreco. Una sartoriali destinata a durare nel tempo.

La baguette lanciata nel 1997 è protagonista assoluta nelle molteplici forme in pelle, canvas e lavorazioni quali i ricami. Come ha affermato Carrie in Sex and the City “non è una borsa è una baguette”. È infatti diventata una delle borse iconiche nella classifica internazionale delle it-bag.

Max Mara.

La collezione di Max Mara si ispira alla figura storica di Matilde di Canossa. Ian Griffiths direttore creativo del brand unisce la storia alla contemporaneità bilanciando forza e gentilezza. I capi sono l’armatura della donna moderna. Reinterpreta il potere attraverso la resilienza e la capacità di muoversi con eleganza. Capi spalla come il cappotto un must have del brand dal 1950 diventa una protezione definita nelle spalle e nei tessuti. Una vestibilità morbida over che è una caratteristica di Max Mara per potersi muovere con facilità. Il cappotto viene infatti indossato in abbinamento a scarpe e stivali senza tacco

Prada.

Prada evidenzia la complessità dell’identità attraverso la sovrapposizione. Una sovrapposizione di indumenti giocata con colori vibranti in abbinamento a quelli classici e con tessuti leggeri verso quelli tecnici. Miuccia d’altra parte è la paladina del tessuto tecnico. Tutto ciò per togliere o aggiungere a seconda dei vari momenti della giornata. Il look si adatta alla necessità del momento. Il risultato finale è un look fuori dal comune giocando sull’over. E’ l’identità di una donna non stereotipata che unisce estetica e utilità nei suoi look.

Diesel.

Glenn Martens continua a creare collezioni uniche per Diesel facendo mancare quel quid in Margiela l’altro brand di cui è sempre direttore creativo. Il femminismo in Diesel diventa travolgente. Il denim è protagonista assoluto. Un tessuto trattato, bruciato, intrecciato e trasformato in seconda pelle. Riesce a trasmettere l’idea di una donna che reagisce. E’ una donna indistruttibile e non la solita donna di successo.

GCDS.

Giuliano Calza presenta una collezione di cultura pop elevata. La sua donna gioca senza prendersi mai troppo sul serio. Emerge la sicurezza attraverso i colori acidi alternati a trame a pois e alle trasparenze. Una silhouette che non passa inosservata proprio grazie a questi gioco di colori e tagli. Un approccio che passa attraverso la gioia l’esibizione e soprattutto nell’essere appariscente ma in maniera divertente e gioiosa.

Ferragamo.

Si vocifera che Maximilian Davis sia n uscita. Davis è riuscito a coinvolgere un target più giovane svecchiando il brand pur mantenendo il valore e la qualità a cui siamo abituati. Ferragamo è diventato un punto di riferimento per chi cerca una modernità elegante che si distingue.

Ha presentato una collezione in cui tutto è preciso nitido. Una collezione di lusso ed eleganza contemporanea. La donna che indossa un capo Ferragamo è sofisticata e sicura. Non ha bisogno di dimostrare il suo potere perchè l’abito è il suo biglietto da visita.

Antonio Marras.

Marras è il poeta che racconta l’anima attraverso le storie che porta in passerella per presentare le sue collezioni. Pizzi ricami sovrapposizioni e richiami che riportano alla sua Sardegna. Sembra sempre che ogni capo abbi vissuto una vita precedente. E’ un brand che si concentra sulle emozioni e la memoria del passato. La donna che lo indossa è empatica e i suoi abiti sono un rifugio della sua forza interiore.

Ferrari

L’evoluzione di Ferrari nel mondo della moda si è avuta nel tempo grazie alla strategia di Rocco Iannone. Non più logo/o scritte in primo piano. C’è una ricerca della materia: pelli trattate e tessuti tecnici diventate sartoriali. Diverse nuance di bordeaux/rosso e colori neutri. La pelle non è solo lusso ma viene usata come metafora per sottolineare la pelle in cui abitiamo. Ferrari conferma l’identità di chi la indossa che è abituato a muoversi nel mondo. I capi sono strutturati ma spesso minimalisti. Si prestano a un mix and match con capi oversize vintage o pop.

Ciò che è emerso dalla MFW è un perfetto mix and match per vestire la complessità femminile. Il coraggio di essere forte e ribelle, ironica e gioiosa, impeccabile, romantica, innovativa. Noi donne non possiamo essere etichettate in una sola categoria ma possiamo cambiare pelle sempre grazie alla moda. Possiamo osare componendo e scomponendo i look.

La moda è una forma di linguaggio bisogna quindi fidarsi del proprio intuito. Ciò che può sembrare sbagliato secondo i dettami classici della moda può funzionare quando lo si indossa dimostrando che è quello giusto. La moda è soprattutto fatta per giocarci e non limitarsi ad ammirarla. E’ un viaggio stilistico.

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