Destino, libertà e identità. La grande saga di Mario Pacifici per Gallucci editore tra Roma e il Mediterraneo, dove nulla è davvero già scritto.

Nel panorama del romanzo storico italiano, l’opera di Mario Pacifici si distingue per una qualità sempre più rara: la capacità di trasformare la Storia in carne viva, restituendole voce, tensione e profondità umana. La pedina e Rachele e Giuditta non sono semplicemente due romanzi ambientati nell’Ottocento: sono le due anime di una saga che interroga il destino, la libertà e il prezzo dell’identità.

La pedina.

Con La pedina, siamo nella Roma del 1827, nel cuore del ghetto ebraico, dove il dramma privato della famiglia Pontecorvo si intreccia con i meccanismi implacabili del potere. Il rapimento del piccolo David, strappato ai suoi affetti in nome di una fede imposta, diventa il detonatore di un racconto più ampio, che attraversa i palazzi cardinalizi, i vicoli della città papalina e le crepe di un sistema politico e religioso ormai attraversato dai primi fremiti del cambiamento. Pacifici costruisce un affresco corale, vivido e stratificato, in cui ogni personaggio (dal cardinale al mendicante) sembra portare con sé un frammento di verità.

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Rachele e Giuditta.

In Rachele e Giuditta, lo sguardo si sposta e si apre. Da Roma a Rodi, seguiamo due giovani donne in fuga, determinate a riscrivere il proprio destino. Qui il romanzo si fa avventura, impresa, lotta quotidiana: il commercio, le rivalità, il rischio. Ma al centro restano loro, Rachele e Giuditta, figure femminili forti e complesse, capaci di incarnare un desiderio di libertà che non conosce compromessi. Pacifici racconta il loro percorso senza idealizzazioni, restituendo la fatica, il coraggio e anche il prezzo altissimo di ogni scelta.

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Libertà conquistata.

Ciò che unisce profondamente i due romanzi è la tensione tra individuo e potere, tra destino imposto e libertà conquistata. In entrambi, i protagonisti sono “pedine” solo in apparenza: sotto la superficie delle costrizioni storiche, si muove una volontà ostinata, quasi feroce, di esistere e di scegliere.

La scrittura di Pacifici è solida, precisa, mai compiaciuta: al servizio della storia, ma sempre attenta alla vibrazione emotiva. La ricostruzione storica è rigorosa, ma non soffoca mai il racconto; al contrario, lo amplifica, lo rende credibile, necessario.

Questa saga è, in fondo, una riflessione potente su ciò che resta quando tutto sembra deciso: la possibilità, fragile, ma irriducibile, di opporsi, di deviare, di vivere.

E forse è proprio qui che si nasconde la sua forza più autentica.

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