Essere un’artigiana dell’abbigliamento oggi significa difendere il tempo. E con Filomoon Roberta Paradisi ci racconta la sua storia fatta di creatività e passione, ma anche di relazioni con le persone e la quotidianità del lavoro.
Mi chiamo Roberta e sono un’artigiana. Per diciotto anni ho lavorato in un ingrosso di ferramenta. Vendevo viti e tubi, in un mondo preciso, tecnico, prevalentemente maschile. Era un posto fisso. Sicuro. Lineare. Ma dentro di me c’era altro.
Fin da ragazza avevo una passione naturale per la moda. Non quella da copertina, ma quella capace di far sentire una donna centrata, diversa, a posto con sé stessa. I dettagli, i tessuti, le linee. Era una lingua che sentivo mia.
A un certo punto ho capito che quella parte non poteva restare solo un interesse laterale. Ho scelto di lasciare una stabilità per costruire qualcosa che mi assomigliasse davvero.
Filomoon è nato così.
Dentro casa. Con un tavolo grande, la macchina da cucire, rotoli di tessuto e la mia cagnolina Filomena accanto a me mentre confezionavo le prime gonne per amiche e conoscenti. All’inizio sembrava un hobby. Poi sono arrivate le camicie, le giacche, i pantaloni. È arrivata la consapevolezza che non stavo solo cucendo abiti: stavo costruendo un’impresa.
Oggi lavoro ancora nel mio laboratorio domestico.
Cerco personalmente i tessuti, fibre naturali, materiali certificati, prove su prove; progetto i modelli, confeziono, preparo le spedizioni, racconto il processo sui social. Ogni capo passa dalle mie mani.
Accanto a me ora c’è Ago, presenza silenziosa delle mie giornate di lavoro. Il filo, però, è rimasto lo stesso: quello che tiene insieme la mia storia.
Il valore di un abito oggi.
Confezionare abiti oggi non è semplice.
Viviamo in un tempo in cui il fast fashion rende tutto veloce, accessibile, sostituibile. I prezzi sono bassi, i ritmi altissimi, la durata breve. Dall’altra parte ci sono le grandi maison, con strutture enormi e un’immagine spesso distante dalla quotidianità reale delle donne.
In mezzo, però, esiste un mondo poco raccontato. È il mondo delle artigiane come me.
Un mondo fatto di piccole produzioni, di studio dei materiali, di attenzione al corpo vero, di responsabilità totale su ogni fase del lavoro. Non abbiamo la potenza delle multinazionali né il lusso delle grandi firme, ma abbiamo presenza, ascolto, relazione.
Per me le relazioni non sono una conseguenza del lavoro: sono il lavoro.
Le clienti entrano nel mio laboratorio, provano un abito e restano a parlare. Raccontano di sé, dei cambiamenti che stanno vivendo, delle paure, delle scelte. Gli OpenLab che organizzo non sono solo momenti di prova: sono incontri. Negli anni è nata una comunità vera, fatta di fiducia e scambio.

Essere un’artigiana dell’abbigliamento oggi significa difendere il tempo.
Tempo per scegliere un tessuto che duri. Tempo per costruire una linea che accompagni davvero chi la indossa. Tempo per dire: ne realizzo pochi. Non è una scelta romantica. È una scelta economica, etica e culturale. Perché ogni abito racconta un’idea di mondo.
Creo abiti per la vita di tutti i giorni.
Io non creo vestiti per un’occasione speciale. Credo che non si debba aspettare un evento per sentirsi bene. Un abito bello può essere quotidiano. Può accompagnare una giornata di lavoro, un caffè, una riunione, una passeggiata. Vestirsi bene non è vanità: è rispetto verso sé stesse.
Quando una donna mi scrive “con questo abito mi sento a posto”, so di aver fatto il mio lavoro.
Filomoon è questo spazio intermedio tra l’eccesso e l’usa-e-getta.
È un laboratorio che produce meno, ma con intenzione.
È un’impresa femminile che crede nella qualità, nella misura, nella durata. Non voglio competere con il rumore. Voglio essere scelta per coerenza. Perché un abito può cambiare una giornata. E quando una donna si sente bene, cambia il modo in cui la vive.
Roberta Paradisi
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