È uscita il 15 gennaio su Netflix Amare e perdere, che è nella top 10 delle serie tv della piattaforma. La protagonista femminile, Emine Meyrem, interpreta il ruolo di Afife, è un’attrice italo-turca che vive a Parigi. Vi raccontiamo la vera Emine Meyrem.



Emine Meyrem viene dal cinema d’autore. Il suo primo ruolo principale è stato nel film Sonar di Jean-Philippe Martin, che le è valso il premio per la miglior interpretazione femminile al Festival di New Delhi. Ha anche scritto e diretto due magnifici e sensibili cortometraggi, tra cui Castor et Pollux.



Figlia d’arte — entrambi i genitori infatti sono attori turchi — passa l’infanzia seguendo soprattutto suo padre tra teatri e set cinematografici, in cui lui faceva di tutto: dall’attore al fotografo di scena. La sua vocazione attoriale esiste da quando ne ha memoria: coglieva ogni occasione, anche con un piccolo pubblico a disposizione, per improvvisare uno spettacolo, una gag, raccontare avventure rocambolesche. Ricorda che un giorno, verso i sei anni, andò alla presentazione di un libro per bambini e l’autrice le chiese a chi dedicare il libro. Lei rispose:


“Scrivi… alla futura attrice Emine”.

Quella passione e quella dedizione sono state il motore che hanno permesso a questa potente attrice di non mollare mai. I genitori hanno provato in tutti i modi a deviarla dal mestiere di attrice perché volevano evitarle un percorso di sofferenza, la stessa che avevano vissuto loro nella Istanbul degli anni Ottanta. In quel periodo, infatti, la vita non era semplice per intellettuali e artisti — difficoltà che, in parte, perdurano ancora oggi.


Prosegue i suoi studi in letteratura inglese. Vive prima a Bruxelles e poi a Parigi, dove riprende gli studi di recitazione per farne finalmente il suo mestiere. Inizia così un percorso fatto di ruoli intensi: alcuni comici, altri più drammatici. Poi arriva il primo ruolo principale in Sonar di Jean-Philippe Martin, seguito da momenti di vuoto e di attesa. Finché, finalmente, il destino decide di premiare il suo talento.



Qual è la cosa che ami di più di questo mestiere?



È l’utilizzo dell’immaginazione: il fatto che bisogna immergersi totalmente nella vita di un personaggio. Prima di arrivare sul set, prima di mettere i suoi vestiti, di vedere la sua casa, bisogna creare tutto con l’immaginazione. Ed è proprio questo viaggio immaginifico che mi attrae di più di questo mestiere.



E l’aspetto più difficile?



I provini. Soprattutto prima di essere anche solo un minimo conosciuti. Si può essere artisti di un talento incredibile e non riuscire comunque un provino. Il provino è un esercizio a parte. Si arriva di fronte al direttore di casting che ha già sentito la stessa scena dieci volte nel corso della giornata e tu arrivi con i tuoi ingredienti, con tutto il lavoro che hai fatto di preparazione, e sai che hai pochissimo tempo per convincere, sedurre.

Questa pressione a volte ti toglie proprio ciò che ti rende credibile e seducente: la tua personalità, la tua spontaneità. Entra in gioco la mente, che diventa un ostacolo alla verità e alla creatività. Il problema del provino è trovare quella libertà come se avessi già il ruolo ma non è semplice.


Senza parlare dell’attesa dopo il provino e poi della risposta negativa. Perché ci sono molte più risposte negative che positive prima di ottenere un ruolo. E ogni volta bisogna crederci di nuovo, rialzarsi quando si è in ginocchio, ritrovare l’energia per affrontare un altro provino e ripartire.



In Amare e perdere interpreti una donna combattiva, che non si arrende di fronte alle difficoltà e che segue sempre il suo cuore. Questa forza ti assomiglia molto anche nella vita e inoltre è Ariete proprio come te… è una coincidenza?



Non so se sia una coincidenza, il signore che sta dietro questo progetto Yavuz Turgul è un grande maestro del cinema turco. Da bambina ricordo che andavamo a vedere i suoi film e ogni film era un evento.

Nove anni fa ho fatto un provino per un suo film che è durato due mesi. Anche lì ovviamente ho dato tutto, sono andata avanti e sono arrivata proprio all’ultimo, quando il ruolo si giocava tra me e un’altra attrice. Alla fine questo ruolo non si è concretizzato e ho capito la sua scelta. Mi ha chiamata due anni fa dicendo: “Sette anni fa non abbiamo lavorato insieme, però questa volta ho un ruolo fatto su misura per te”.

Non so se volesse dire che lo aveva scritto pensando a me oppure se, una volta scritto, si sia detto: “Conosco una persona così!”. Perché lui è un grandissimo osservatore. Abbiamo passato due giornate intere a Istanbul a lavorare: abbiamo preso il tè, abbiamo chiacchierato. Mi trovava molto sorprendente, forse perché sono un po’ un’aliena… e anche Afife non si può mettere in una categoria, è un personaggio un po’ indefinibile. Infatti è un personaggio che non siamo abituati a vedere nelle serie turche.

Ricordo che quando ho letto la descrizione del personaggio ho detto: “Questa sono io”. Ma non so se sia una coincidenza, bisognerebbe chiederlo a lui.



Tre domande alla Stanislavskij: da dove vieni, dove sei e dove vai come donna e come attrice?



Vengo da molto lontano. Penso che nella vita non esistano casualità. Ho fatto un grande lavoro terapeutico su me stessa, sulle mie frustrazioni come attrice e come individuo, rispetto anche al passato doloroso della mia infanzia.

Quando dico che vengo da lontano intendo che ho dovuto confrontarmi con tutto questo. E quando dico che le cose non accadono casualmente è perché questo ruolo è arrivato proprio quando avevo fatto una grande pulizia dentro di me, liberandomi da molte cose che mi impedivano di avanzare e che creavano un grande blocco interiore. Oggi mi sento al posto giusto. Dove vado? Sono molto fatalista. Ti risponderei: who knows. Non so cosa mi riserva la vita. Ma so dove vorrei andare: verso progetti sempre più ambiziosi e verso personaggi complessi, fragili o forti non importa, purché complessi.



Presto o tardi, se il fuoco della passione muove le nostre azioni e se vi aggiungiamo la perseveranza, i sogni si realizzeranno nel momento in cui saremo pronti ad accoglierli. E mi auguro che questo sia solo l’inizio per questa magnifica attrice, questa donna luminosa: Emine Meyrem.

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