Un movimento politico, culturale e sociale che con il tempo rischia di diventare sempre più uno slogan per evidenziare le differenze. I risvolti negativi del femminismo di oggi.
In passato le donne si battevano per ottenere diritti politici e civili, con l’obiettivo di affermare la loro identità, ritenendola importante tanto quanto quella degli uomini. Oggi le cose sembrano sul punto di cambiare. Spesso, troppo spesso, non si sente più parlare di lotta per i diritti, ma di una lotta, a volte fin troppo pungente, per affermare la propria identità di donna a discapito dell’identità maschile.
Molte donne, per fortuna non tutte, che si ritengono femministe, sono oggi portate ad elevare la propria figura al di sopra di quelle maschili, ma a volte anche al di sopra di quelle femminili, se si tratta di donne che non la pensano come loro. Se prima si insisteva su una parità dei sessi, oggi sembra quasi che si stia evidenziando una superiorità. Se prima si ambiva a sviluppare il concetto di sorellanza al fine di combattere per quelle sorelle che non ne avevano il coraggio, oggi si tende a giudicare le donne che hanno un pensiero diverso, meno ambizioso.
Dietro la maschera del sano femminismo sembra oggi nascondersi un femminismo autoritario, che vuole prevaricare a tutti i costi, su chi non la pensa ugualmente. Oggi il femminismo sembra avere la forma di uno specchietto per le allodole. Dietro una falsa promessa di una sorellanza e di una lotta per i diritti si cela un trabocchetto. Se sei femminista devi sentirti superiore al maschio, altrimenti non sei una vera femminista. Se ti senti superiore al maschio, sei indipendente, emancipata e non hai bisogno di nessuno. Era davvero questo il messaggio rivoluzionario delle femministe del passato?
Una scusa per sentirsi superiori?
Sempre più donne oggi purtroppo ritengono che essere femministe e affermare la propria identità significhi prevaricare sull’altro. L’altro è indistintamente l’uomo, in quanto esemplare di genere opposto o la donna che in quanto appartenente allo stesso genere non “lotta” allo stesso modo. Questo tipo di femminismo è malsano, corrotto e toglie luce al vero femminismo, un movimento che ambiva all’uguaglianza non alla superiorità.
Una donna che ritiene l’uomo superficiale perché in una donna guarda l’aspetto fisico, ma poi si comporta ugualmente, non sta esercitando il proprio potere femminista. Una donna che osanna il “girl power”, ma poi è la prima a criticare una donna diversa da lei, non è una femminista. Essere femministe significa combattere per ottenere diritti e dignità. Non è una scusa per elevarsi al di sopra degli altri. Sembra che il panorama si sia rovesciato. Oggi una vera femminista non si sente alla pari dell’uomo, ma superiore. Dato che per anni si è sentita inferiore, ora che ha voce, non vuole utilizzarla per stabilire la giusta uguaglianza, ma per affermare la propria superiorità.
Questo tipo di comportamento non solo evidenzia enormemente la differenza tra donne e uomini ma si pone in una posizione di giudizio verso le altre donne. Se oggi una donna decide di fare delle scelte ritenute poco rivoluzionarie, vi è quasi sicuramente una femminista pronta a puntare il dito contro il patriarcato. Il pensiero è che tali donne siano ancora inglobate in una mentalità retrograda.
Gli uomini e il loro rimprovero.
Fin troppo spesso si sente dire la seguente frase, con tono di rimprovero scherzoso. “L’avete voluta la parità dei sessi?”, che è un po’ la controparte della canonica “L’hai voluta la bicicletta? Pedala!”. Tale scherno da parte degli uomini prende avvio dalla consapevolezza che se la donna ha voluto la parità dei sessi allora deve comportarti sempre in modo indipendente ed emancipato.
Questa scusa permette a molti uomini di “dimenticare” le buone maniere, la galanteria e la cavalleria, ormai valori quasi del tutto persi. Dato che ormai tutte le donne sono femministe, gli uomini si sentono in dovere di “farsi da parte”. Questo non sempre accade perché gli uomini non vogliono avere comportamenti premurosi, bensì perché pensano che ormai siano superflui. Anzi, molto spesso si sentono giudicati se sono troppo galanti, da quelle donne, fin troppo emancipate che ad un gesto di cortesia rispondono con fare saccente: “Credi che non sia in grado perché sono donna?”.
In realtà ognuno può essere in grado di fare tutto, ma non c’è nulla di male ad accettare un gesto gentile. Purtroppo però le femministe di oggi non vogliono accettare tali gesti, perché ai loro occhi questo le renderebbe deboli. E quelle donne che invece accettano di buon grado la cavalleria vengono viste poco femministe. Come se essere femministe volesse dire rifiutare un passaggio in macchina di sera perché si è in grado di camminare.
Tornare alle origini.
Non c’è un modo giusto o un modo sbagliato per essere femministe. Tuttavia sarebbe bene voltarsi indietro, ogni tanto, e rivolgere uno sguardo alla storia del femminismo. Le donne che hanno dato avvio al femminismo non volevano essere superiori, non desideravano fare tutto da sole, volevano essere rispettare, ambivano ad un’uguaglianza dei diritti, puntavo ad un’affermazione della propria identità che non andasse a discapito di alcuno. Una femminista del passato non avrebbe giudicato strano, assurdo o offensivo un gesto gentile, una premura di un uomo. Non avrebbe nemmeno giudicato poco emancipata una donna che fa delle scelte diverse o che ha un pensiero differente.
Una vera femminista, ha lottato per ottenere il diritto al voto, quello al divorzio, quello all’aborto. Una donna che ha combattuto per essere riconosciuta pari all’uomo nel lavoro, nella vita e nella società. Non è una donna che giudica le altre donne. O una donna che si sente superiore all’uomo. Non è una che usa il femminismo per moda o per slogan. È una donna che vuole esistere, che vuole avere voce e, per farlo, non ha bisogno di giudicare gli altri. Una donna che porta avanti un sano femminismo è colei che desidera una parità vera con l’altro sesso e una sorellanza costruttiva.
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