Dimenticate i cliché sui matrimoni combinati e le fanciulle in attesa: La bella costa di Milena Contini e Michela Martignoni, per Solferino, è il ritratto fiammeggiante di una donna che ha saputo trasformare un destino già segnato in un’epopea di libertà.
La storia di Antonietta, grande protagonista di questo romanzo, inizia con un “no” coraggioso e un “sì” inaspettato. Rifiutando le nozze imposte, sceglie l’anziano Giacomo Costa, dando vita a un’unione che smentisce ogni malalingua: un legame profondo, solido e carnale. Tuttavia, quando Giacomo sceglie la via dell’isolamento, la vita di Antonietta mette il piede sull’acceleratore. Rimasta sola al timone della sua vita, Antonietta non affonda, ma impara a navigare tra le insidie della nobiltà e le lusinghe di corteggiatori invadenti. Tutto ciò grazie ad una “famiglia scelta”, fatta di lealtà e amicizie vere.
«Aveva un nuovo nome: Antonietta Costa. Lo avrebbe sempre pronunciato con fierezza. Diamine, si ripeteva, era sposata da venti giorni e già si sentiva una Costa fino al midollo!»
Nel cuore della tempesta: l’assedio di Genova.
Il romanzo raggiunge vette di intensità drammatica durante il terribile assedio del 1800. Qui, la “Bella Costa” smette i panni della nobildonna per indossare quelli della combattente. Al fianco del generale Massena, Antonietta vive sulla propria pelle la fame, la paura e la ferocia della guerra.
È tra le macerie di una città che resiste che la sua tempra si fortifica definitivamente, trasformando una vicenda personale in un tassello della grande Storia. Intreccia una storia proprio con Massena, dividendosi tra la passione e la sicurezza che prova da un lato e il senso di colpa nei confronti del marito dall’altro. Giacomo ha deciso che lei ha diritto di vivere e di innamorarsi. Lui è anziano e sa quali limiti questo comporterebbe nella vita di Antonietta.
Sullo sfondo di una Genova ottocentesca, sospesa tra il fragore dei cannoni e i sussurri dei salotti letterari, emerge la figura di Antonietta, un’eroina moderna capace di sfidare le convenzioni e di farsi spazio tra i giganti della storia.

Il salotto della rivoluzione.
Finita la guerra, la battaglia di Antonietta si sposta sul piano delle idee. Il suo salotto diventa il cuore pulsante della cultura e della politica genovese: tra una conversazione con Ugo Foscolo e uno scambio con Vincenzo Monti, la protagonista abbraccia il sogno risorgimentale. Antonietta è una donna dotata di fascino e intelligenza: non si ferma alle apparenze. Ma cade infatuata tra le braccia di Monti e arriva quasi a perdere il senno per poi, alla fine, comprendere la verità delle cose e ritornare alla sua vita.
Una vita tra contrasti e leggende.
Attraverso una Genova ricca di sfaccettature, incontri casuali e salotti letterari, si intrecciano le vite di diversi personaggi che, in qualche modo, segnano la crescita di Antonietta. Il lettore ha tra le mani generazioni femminili legate da vincoli di sangue che arriveranno fino alla seconda guerra mondiale. Donne unite da un filo rosso familiare che, passando da un’epoca all’altra, mostra come la memoria possa attraversare lo scorrere degli anni.
La protagonista è moderna, quasi anacronistica in un’epoca dove vigeva un sistema di pesniero rigido e ripetitivo. Eppure, lei è l’eccezione che rompe il modello, che non si piega, che mostra strade alternative fino alla fine dei suoi giorni.
Un mondo di valori.
Il romanzo raccoglie uno scrigno di valori come la libertà che si può mantenere imparando a dire “no” quando è necessario. A questa si affianca la capacità di non chiudersi nei propri privilegi ma di usarli per aiutare gli altri. Questo è ciò che fa Antonietta, inserendo anche se stessa all’interno di una rete di protezione, grazie al suo amico d’infanzia Gabrio e all’ostetrica che permesso la nascita dei suoi figli. In ultimo, c’è la resilienza che insegna a restare integri quando il mondo intorno sta crollando, mantenendo viva la capacità di sognare un futuro migliore (l’Italia unita) anche tra le macerie.
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