Un gesto di libertà che divide l’Ariston e il web. Sarà per bigottismo o per omofobia? Perché il bacio fra Levante e Gaia ci fa ancora discutere?

Sanremo non è mai solo una questione di canzoni, ma il termometro di ciò che l’Italia è pronta (o meno) ad accettare. Quest’anno, a far tremare i polsi ai benpensanti e ad incendiare le tastiere dei social, non è stata una nota steccata o un abito troppo audace, ma un momento di pura, elettrica complicità: il bacio tra Levante e Gaia.

Un gesto che ha scatenato migliaia di reazioni, molte delle quali intrise di un fastidio difficile da mascherare. Ma cosa ha dato davvero così tanto disturbo?

La verità di Levante: un bacio tra sorelle.

A spegnere le malizie e le dietrologie ci ha pensato la stessa Levante, dichiarando che quel bacio è stato qualcosa di totalmente inaspettato e spontaneo. Nessuna strategia di marketing, nessuna provocazione studiata a tavolino: solo un moto d’affetto travolgente. La cantante ha spiegato di averlo vissuto come un bacio dato ad una sorella o ad un’amica carissima, sottolineando la stima profonda che la lega a Gaia.

Il fatto che Levante sia felicemente sposata rende il gesto ancora più chiaro: un’espressività libera che non deve per forza essere etichettata o sessualizzata, ma che celebra semplicemente la bellezza di un legame femminile.

Memoria corta: da Rosa Chemical a oggi.

Eppure, la naturalezza del gesto non è bastata a fermare le polemiche. Impossibile non ricordare il precedente di Rosa Chemical e Fedez, un momento che aveva paralizzato l’opinione pubblica tra denunce e dibattiti. Tuttavia, se quel bacio maschile era stato letto come una provocazione politica dirompente, il bacio tra Levante e Gaia sembra aver attivato un meccanismo diverso, quasi più subdolo. Quando sono le donne a riprendersi lo spazio di un affetto fisico così diretto, la critica si fa più severa e giudicante. Viene da chiedersi: perché la tenerezza tra donne spaventa così tanto? Sarà per bigottismo o per omofobia?

Il tabù della complicità.

Siamo abituati a un racconto mediatico che vuole le donne sempre in competizione. Quando due artiste rompono questo schema, mostrano una sorellanza che non ha bisogno di filtri. È bigottismo quello di chi vorrebbe le donne sempre composte e “al loro posto”. Ed è omofobia quella di chi accetta l’affetto tra donne solo se  rassicurante o invisibile, ma si indigna quando diventa un atto pubblico sul palco più importante d’Italia.

Oltre il pregiudizio.

Lo scandalo, in realtà, non è nel bacio, ma negli occhi di chi non sa più distinguere tra una provocazione e un atto di bene. Da Rosa Chemical a Levante e Gaia, il filo conduttore è uno solo: la difficoltà di una parte del Paese ad accettare che i sentimenti non debbano più chiedere il permesso. Quel bacio fraterno è un promemoria: la libertà degli altri non toglie nulla alla nostra. Anzi, la illumina.

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