Il corpo femminile è diventato una moneta di scambio? Tra filtri perfetti, selfie calibrati e pubblicità al limite del ritocco, alcune donne mostrano il proprio corpo anche per guadagnare approvazione, prestigio e influenza.

Gli algoritmi premiano particolarmente le immagini del corpo femminile. Instagram, TikTok, Snapchat funzionano su like e visualizzazioni: oltre 96% degli adolescenti utilizza almeno una piattaforma social.

Questo sistema spinge a esporre il corpo per ottenere popolarità, secondo gli studi pubblicati sulla rivista Frontiers of Psychiatry. A questo si deve aggiungere una riflessione importante: secondo le ricerche, c’è una forte correlazione fra l’uso dei social, per mostrare corpi e volti sempre più modificati dai filtri, e un’insoddisfazione corporea.

Un corpo femminile in mostra.

In uno studio sperimentale, l’esposizione di corpi magri e muscolosi ha aumentato in modo significativo la insoddisfazione corporea, mentre contenuti di “body positivity” o “body neutrality” avevano effetti più positivi o neutri.

I contenuti positivi hanno migliorato la soddisfazione corporea, anche se non hanno ridotto un atteggiamento ipercritico nei confronti del proprio corpo. Secondo gli studi di alcuni ricercatori come Gritt Ladwig e Julia Tank, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Body Image, sono i corpi apparentemente perfetti ad avere sempre più successo e verso i quali migliaia di giovani donne si ispirano.

La ricerca di perfezione.

Ciò viene dimostrato dal progetto Dove, il quale ha rilevato che il 60% delle ragazze si sente delusa nel non riuscire a somigliare alle immagini ritoccate che creano con i filtri . Il corpo femminile diventa un “curriculum visivo”: l’attenzione, il consenso e i like trasformano l’aspetto in un simbolo sociale.

Le donne, in particolare, vedono nell’immagine un percorso rapido verso visibilità e potere. Il corpo femminile oggi, dunque, si trasforma in strumento di visibilità e status, non in una scelta autonoma. Questo trend, alimentato da algoritmi, filtri e pubblicità, produce insicurezza e sofferenza silenziosa.

La commercializzazione del corpo.

Questa mercificazione però ha un costo: alimenta una cultura basata sull’apparenza e sulla superficialità, dove il valore personale è spesso legato all’aspetto esteriore. Dal punto di vista psicologico, questa dinamica genera insicurezze, ansia e disturbi dell’autostima, specialmente tra i giovani.

Il confronto continuo con modelli di bellezza irrealistici e filtrati aumenta il rischio di disturbi alimentari e depressione. Culturalmente, si perde il senso della diversità e dell’autenticità, sostituiti da standard estetici rigidi e omologati. Avere un corpo perfetto è il biglietto vincente per il successo secondo quest’ottica promossa dai social, ma non tiene conto delle vittime che lascia lungo la strada.

Cambiare direzione.

Per contrastare gli effetti negativi della commercializzazione del corpo femminile sui social, è fondamentale sviluppare consapevolezza critica. Adolescenti e donne dovrebbero imparare a riconoscere che l’immagine online spesso rappresenta una realtà distorta e parziale, costruita per attrarre attenzione e consenso, non per riflettere l’autenticità. È importante puntare su valori più profondi e duraturi: l’autostima non deve basarsi sull’aspetto esteriore, ma sulle proprie capacità, passioni e relazioni.

Un cambiamento collettivo.

Coltivare il rispetto di sé e degli altri, valorizzare la diversità dei corpi e promuovere una cultura dell’accettazione può liberare dalla pressione del conformismo estetico. Infine, serve un impegno collettivo: le piattaforme social devono essere più responsabili nel limitare i contenuti dannosi.

Le scuole devono offrire strumenti di educazione digitale ed emotiva e la società deve ridefinire cosa significa valore e bellezza, spostando il focus dal corpo all’individuo nella sua interezza. Il corpo invecchia e la bellezza esteriore svanisce con il tempo, ma ciò che resta è chi siamo davvero e i valori che possediamo.

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