Run – Il festival che fugge dal centro, manifestazione che si è svolta al Teatro Sala Vignoli dal 1 settembre 2025 sotto la direzione di Gina Merulla, è giunta al suo ultimo appuntamento.
Domenica 30 novembre 2025 con lo spettacolo “Il Volto di Otello” presentato in prima nazionale al Teatro Mercadante di Napoli durante l’ultima edizione del Campania Teatro Festival. Abbiamo incontrato Lorenza Sacchetto, splendida attrice che in questo spettacolo interpreta il difficile ruolo di Desdemona.
“Il Volto di Otello”, spettacolo che ha debuttato in Prima Nazionale quest’estate allo storico Teatro Mercadante per il Campania Teatro Festival. Che emozione è stata salire su quel palco?
Salire sul palco del Mercadante è stata una esperienza incredibile! Il colpo d’occhio è stato fortissimo: i palchetti, il velluto rosso, l’aria che si respirava, tutto contribuiva a farmi sentire quasi in un luogo sacro. Debuttare in una città come Napoli, uno dei luoghi simbolo del teatro italiano, è un’ emozione che porterò con me per sempre.
Sei una Desdemona senza volto per la maggior parte dello spettacolo…cosa significa? Qual è il messaggio dietro a questa scelta?
La scelta di lasciare Desdemona senza volto all’inizio mi ha parecchio spaventata: eliminare, per un attore o un’attrice, il principale mezzo espressivo che si ha, costringe a canalizzare e ad indirizzare la propria espressività verso altro e ad amplificare ogni piccolo movimento, un lavoro finissimo, di cesello. Ma il significato di questa scelta è così radicale da avermi fatto accettare in pieno questa difficoltà: Desdemona diventa il femminile negato, ridotta a mero corpo, pezzi che gli uomini in scena si contendono. E in questa sua perdita di identità, diviene il simbolo di ogni donna costretta ad annullarsi per esistere. Fagocitata in un universo di parole, lei è presenza, negata, ma pur sempre esistente.
Desdemona una donna innamorata del suo sposo Otello ingiustamente accusata di tradirlo, viene uccisa da un’accecante gelosia… una storia quanto mai attuale?
Purtroppo sì, la sua storia è quantomai attuale. I notiziari, i giornali, i canali di informazione sono pieni di storie come la sua. Desdemona è una donna che subisce un martirio, da innocente, ma è anche una donna che accetta questo stesso martirio perché spera. Spera perché ama, ma l’amore non basta.

“Il Volto di Otello” chiude il Festival Run iniziato a settembre con uno spettacolo che parla di un femminicidio nella settimana in cui si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Che messaggio ti senti di dare alle donne che subiscono violenza e che vengono manipolate proprio come succede a Desdemona?
È molto difficile dare messaggi su una questione così terribile come quella della violenza sulle donne senza scadere nella banalità o nelle frasi fatte, il peggio del peggio in questo senso. Tutto ciò che mi sento di dire si collega direttamente alla risposta precedente: l’amore non basta. Abbiamo il dovere, verso noi stesse, di esistere e qualsiasi comportamento che limita il nostro esistere deve essere rifiutato. Purtroppo abbiamo bisogno di un’educazione che sia radicalmente nuova in questo senso ma ho grande fiducia nelle prossime generazioni.
Otello è qui interpretato dal Maestro Mamadou Dioume… cosa vuol dire lavorare al fianco di uno dei fedeli collaboratori del grande Peter Brook?
Lavorare con Mamadou mi ha arricchita moltissimo. Avevo studiato il suo nome, assieme a quello di Brook, sui libri dell’università e ho avuto occasione di conoscerlo diversi anni fa, durante un workshop. Ne ricordavo il lato severo, da insegnante. Riscoprirlo come “collega” è stato inedito: la dedizione al lavoro, l’intensità con la quale si approccia al testo, l’energia e la concentrazione che mette in ogni cosa sono straordinarie. Parliamo sempre molto durante le prove, anche di argomenti apparentemente lontani dallo spettacolo, ma che “nutrono” (per utilizzare un termine che Mamadou usa moltissimo) il lavoro. Lavorare con lui è davvero toccare con mano la Storia del Teatro e di questo sono davvero grata.
Gina Merulla è la direttrice artistica di questo Festival nonché regista di “Il Volto di Otello”. Sono anni che collabori con lei e la compagnia del Teatro Hamlet, un teatro di ricerca con molte partiture fisiche…un teatro che senti particolarmente tuo? Perché?
Amo collaborare con Gina Merulla e con la compagnia del Teatro Hamlet. Quello che ritrovo nel loro approccio al teatro è ciò che per tanto tempo ho cercato senza mai trovare appieno: un teatro che sia senso e significato. Lavorare sul corpo, sull’espressività fisica mi ha permesso di scoprire nuovi aspetti del mio mestiere che non avevo avuto modo di affrontare in passato. Un corpo che accompagna la parola, che la amplifica e che non vi si sottomette apre nuovi canali di comunicazione, nuovi significati appunto e permette di ridare alle emozioni il loro carattere di universalità. Spero davvero che questa collaborazione possa durare ancora molto tempo.
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