In sala, dal 12 febbraio, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini, ispirato all’assassinio di Gloria Rosboch, con una convincente Valeria Golino.

Ci si affeziona subito a Gioia, per quella sua aria da suora laica, le gonne al polpaccio, le calze color carne, lo zainetto, i capelli corti, gli occhiali, l’assenza totale di trucco. Ha l’aria indifesa, pronta a cadere nelle braccia dell’orco. Non è stata mai amata, mai vista veramente, tanto che il primo vero bacio ricevuto scatena in lei un vero e proprio terremoto.

Valeria Golino la interpreta magnificamente nel film “La gioia”. E restituisce un personaggio difficile da dimenticare in una storia tristemente ispirata a un vero fatto di cronaca, l’’assassinio di Gloria Rosboch, il cui corpo fu ritrovato proprio dieci anni fa, il 19 febbraio, in una discarica tra i boschi di Rivara, nella provincia di Torino.

Non si prova la stessa empatia invece per i personaggi che le ruotano intorno. Alessio, lo studente sprezzante e manipolatore che usa il corpo per guadagnare, senza porsi alcun limite, spinto anche dall’amante Cosimo, un parrucchiere cinquantenne, assolutamente amorale. E dalla madre Carla, una commessa venale, alla continua ricerca di soldi che, con totale disinteresse, sfrutta il figlio.

Eppure Gioia, una professoressa di francese di mezz’età che ancora vive con i genitori in una villetta in campagna, seguita come se fosse una bambina, si lascia sedurre dal giovane, nonostante la differenza d’età. Lo sostiene nello studio, viene conquistata dal sogno di una romantica fuga in Costa Azzurra, gli consegna tutti i risparmi di famiglia. Cerca la gioia, la sceglie, con un’inaspettata spregiudicatezza, per regalarsi la speranza di una vita diversa. Per un attimo, tutto sembra possibile, persino l’amore tra due anime maltrattate e sole, poi la vicenda prende la piega che conosciamo.

Una favola nera.

Nessuna concessione alla violenza, una provincia che cerca il suo centro senza trovarlo, la Torino dell’ex fabbrica Fiat del Lingotto e di un’opera d’arte come Le espressioni di Teti di Julius Von Bismarck a forma di boa. La colonna sonora del film Il tempo delle mele, la famosissima Reality, la storia si snoda in un crescendo che scava nel mondo imperfetto di questa favola nera. Il film è tratto dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, diventata poi una sceneggiatura vincitrice nel 2021 del Premio Solinas.

Perfetti gli interpreti. A dar vita a un credibile Alessio c’è Saul Nanni, capace di dar vita a un personaggio dalle mille sfumature, premiato al Festival Internazionale di cinema di Mar del Plata come migliore attore. Mentre Nicolangelo Gelormini ha conquistato il riconoscimento per la miglior regia. Un’inedita e spregiudicata Jasmine Trinca dà corpo a Carla, la madre anaffettiva di Alessio. Fa da contraltare Gisella, la mamma opprimente di Gioia, interpretata da Betti Pedrazzi.

Diseducazione sentimentale.

Si esce con un senso di amarezza dalla sala per quell’epilogo. Il regista, Nicolangelo Gelormini, nel presentare il film, parla di “diseducazione sentimentale”. La pellicola non vuole essere tanto la ricostruzione di un fatto di cronaca, quanto l’analisi di un problema dei nostri giorni, la difficoltà di riconoscere i veri sentimenti, di confondere l’amore con il bisogno.

Ed è questo tema che poi rende universale il dramma di Gioia. Basti pensare a quante donne, negli ultimi anni, sono rimaste vittime di truffe romantiche anche via social, a quanti giovani cercano solo i soldi per affermarsi. Ovviamente, con angosce e finali molto diversi.

Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter

Sostienici, clicca qui: PINK