Serie Tv etichettate come “roba da donne” che riescono ad affrontare temi importanti mantenendo un tono leggero, ma mai banale
L’insita vergogna di cui si è vittime

Spesso, i prodotti appartenenti alla “pink culture” sono stati velatamente, neanche troppo, denigrati. Tutto nasce dall’idea che questi “prodotti per signorine”, “roba da donne”, facciano parte di una cultura pop degna di essere disprezzata, perché leggera e quindi superficiale.

Se sei una donna che fruisce di questi prodotti probabilmente sei sciocca, frivola, se sei un uomo, non sei abbastanza alpha. A causa di questa discriminazione subdola, molti si vergognano ad ammettere l’apprezzamento per questi prodotti. Lo sguardo “universale” e socialmente accettato è quello che guarda ai prodotti considerati “capolavori”. Uno sguardo puntato su tematiche femminili, nastri, balli e tazze di the non è da tenere in conto.

Per fortuna serie Tv come Bridgerton o The Buccaneers hanno ribaltato questo punto di vista, entrando a far parte di diritto di una “pink culture” che merita rispetto, dimostrando come dietro ad una patina rosa e sofisticata possano celarsi messaggi rivoluzionari e costruttivi.

Il fastidioso concetto di guilty pleasure

In genere si parla di fan del cinema d’azione, commedie americane, mentre difficilmente chi è appassionato dei cosiddetti “prodotti per signorine” è considerato fan. Per questo motivo spesso ci si trova a definire una serie Tv “rosa”, come potrebbero essere Bridgerton o The Buccaneers, un guilty pleasure.

Questo fastidioso concetto, letteralmente “piacere colpevole”, mira a giustificare l’apprezzamento per un prodotto considerato superficiale e non degno di essere guardato con un occhio critico. Il guilty pleasure è la maschera che molti si impongono di indossare per non incorrere in un giudizio sociale.

La verità è che bisognerebbe smetterla di sentirsi in colpa di apprezzare i “prodotti per signorine” e riappropriarsi del diritto di guardare ciò che piace di più. Bridgerton e The Buccaneers sono solo due esempi di prodotti della “pink culture” che affrontano tematiche di grande spessore e proprio per questo non possono essere considerati frivoli o superficiali. Da quando la leggerezza è diventata sinonimo di banalità? 

Bridgerton, tra emancipazione…

Bridgerton è una serie Tv statunitense prodotta da Shonda Rhimes, in onda su Netflix, giunta ormai alla quarta stagione. Serie amatissima capace di conciliare atmosfere regency e cultura pop, affronta temi importantissimi come l’emancipazione femminile e l’inclusività, mantenendo un costante tono leggero e luccicante. Utilizzando un linguaggio consapevolmente esagerato mette in risalto la figura femminile.

I personaggi femminili non sono solo alla ricerca di un marito, ma di una conoscenza di sé che possa sprigionarsi a partire dal sano desiderio sessuale. La matriarca Violet, dopo anni di vedovanza, comincia a maturare un nuovo desiderio e la pudicizia con la quale viene affrontato tale argomento mette in risalto la delicatezza di cui la serie è capace. Penelope ed Eloise sono baluardo di emancipazione femminile.

La prima ha una sua rendita personale, è in arte Lady Whistledown e scrive un giornale capace di interessare persino la regina. La seconda non si vergogna di essere zitella e di non avere alcun interesse per il matrimonio, perché il suo non è un capriccio, ma una lotta per l’autodeterminazione intellettuale.

…e inclusività.

Bridgerton ha anche il merito di mettere in pratica il concetto di politically correct in modo quasi esasperato, anacronistico, pur di sottolinearne l’importanza. Inserendo personaggi, monarchi e nobili, di varie etnie in una ucronica monarchia inglese, dove non vi è razzismo, non dà un contentino, ma evidenzia un’uguaglianza nella differenza. La Regina Carlotta è l’emblema di questa scelta.

Su questa scia si inserisce anche la disabilità, non come un cammeo inclusivo per fare bella figura, ma per attestare una condizione come normalità. Una famiglia nobile che parla la lingua dei segni, un nobile con disabilità motoria che si aggira per le sale da ballo, il personaggio di Agatha Danbury che si muove sempre con il bastone.

Non sono personaggi che destano curiosità maliziosa o pietismo, al contrario, agiscono, esistono, come tutti gli altri. Qui sta la rivoluzione di Bridgerton: balli, tazze da the, amori, ma anche politica, emancipazione, femminismo, inclusività. 

The Buccaneers: sorellanza e…

The Buccaneers è una serie Tv statunitense creata da Katherine Jakeways, in onda su Apple Tv+ arrivata al momento alla seconda stagione. La serie segue le vicende di cinque ragazze americane, amanti del divertimento che irrompono nel morigerato ambiente londinese del 1870.

L’obiettivo delle cinque giovani è trovare un marito, tra i nobili inglesi squattrinati, una dote in cambio di un titolo. In una sontuosa cornice fatta di feste e lustrini, le protagoniste femminili subiscono umiliazioni, tradimenti, abusi e prevaricazioni. La serie vuole fornire un crudo ritratto della condizione femminile dell’epoca, mettendo però in forte risalto il concetto di sorellanza. Le cinque ragazze fanno squadra contro il mondo per affermarsi, dimostrando come ricchezza, amore e ostentazione perdono di importanza di fronte alla solidarietà femminile.

I personaggi di Nan e Conchita sono esempi di coraggio, le loro scelte non sono mai fine sé stesse, ma sempre rivolte a proteggere e sorreggere un’amica. Attraverso il personaggio di Jinny la serie affronta la delicata, quanto attuale, tematica della violenza domestica. Viene sottolineato come l’aiuto di amiche, amici e famiglia può essere un’ancora di salvezza. The Buccaneers ha il merito di evidenziare una netta differenza tra uomini portatori di una mascolinità tossica e uomini di valore, gentili e coraggiosi, capaci di compiere grandi sacrifici e rinunce per una buona causa.

…convenzione sociale

Anche in questo prodotto l’inclusività ha il suo spazio. Le sorelle Lizzy e Mabel dimostrano come affetto, abnegazione e rispetto reciproco vada al di là delle convenzioni sociali e delle preferenze sessuali. Anche il divorzio ha la sua potenza narrativa. In un’epoca ancora fortemente rigida e in cui, per convenzione, la donna aveva il dovere di adattarsi agli sbagli del marito, la serie ha il coraggio di dare voce ad una donna, che con dignità affronta un tribunale di soli uomini per affermare la sua voce. Solidarietà femminile, lotta per i diritti e coraggio: questi gli ingredienti di una serie dirompente e tutt’altro che banale.

Piccole perle rivoluzionarie

Sotto a merletti, corsetti, balli e atmosfere sfavillanti, Bridgerton e The Buccaneers si attestano come prodotti di sostanza, dando il via ad una rivoluzione. La leggerezza del contesto e della messa in scena non oscura le tematiche trattate, ma anzi dona loro risalto.

Non pretendono di essere storicamente accurate, anzi sono sfacciatamente fuori dal tempo. Il mondo cinematografico vuole orgogliosamente colorarsi di rosa, pretendendo il rispetto che merita. I cosiddetti “prodotti per signorine” sono stanchi di essere ridicolizzati spesso da quelle stesse signorine che per affermarmi socialmente ne rinnegano l’apprezzamento.

La “pink culture” ha bisogno di prodotti come Bridgerton e The Buccaneers. Ha bisogno di piccole perle rivoluzionarie che sappiano condensare atmosfere eleganti e frivole con temi di grandissima attualità. 

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