In sala, dal 19 febbraio 2026, il film “Rental Family – Nelle vite degli altri”. Una pellicola che commuove e che fa riflettere, raccontata con garbo dalla regista Hikari . Con curiosità scopriamo che in Giappone si affittano attori per compensare la solitudine.

Un americano a Tokyo, o meglio un attore in cerca di contratti, diventato famoso per uno spot pubblicitario e poi costretto a vagare di provino in provino. Dopo sette anni, per caso, entra in contatto con un’agenzia che lo assume. Dovrà impersonare di volta in volta, uno sposo sull’altare, un amico con cui cimentarsi ai videogame, un padre per una bambina che deve essere ammessa in una scuola prestigiosa e uno scrittore che intervista un anziano attore. Tutti ruoli reali, per sostituire persone che non esistono ma riempiono le carenze delle vite altrui.

Dalla iniziale perplessità si scivola presto all’umanissimo coinvolgimento. Philip, questo il nome dell’attore, sente il dolore dell’altro e ci scivola dentro, aiuta veramente i suoi clienti. «Non vendiamo persone, vendiamo emozioni, felicità» gli spiega il proprietario di questa Rental Family, l’agenzia che affitta familiari. Per quanto possa sembrare assurdo allo spettatore occidentale, in Giappone esistono ben trecento società di questo tipo. Aiutano le persone in difficoltà in un paese dove la terapia analitica è ancora vista con titubanza, i problemi mentali sono nascosti e la solitudine impera.

Magia da Oscar.

Il film commuove e fa riflettere, si esce con una sensazione di tenerezza e grazia. Rimane nel cuore l’attore americano interpretato da Brendan Fraser, premio Oscar per il film The whale. Per interpretare il suo ruolo ha trascorso un periodo in Giappone, studiando anche la lingua. Seduce ed è perfetto nella sua empatia. Stupisce la bambina, interpretata da Shannon Mahina Gorman, capace di trasmettere una marea di sensazioni solo con lo sguardo. Conquista anche l’anziano attore affetto da demenza, interpretato da Akira Emoto.

E così scivoliamo anche nei meandri delle difficoltà in Giappone dove, per esempio, l’amore tra due persone dello stesso sesso è tabù, dove essere una madre single crea ancora difficoltà di accettazione

Lo sguardo di una donna.

Dietro la macchina da presa c’è una regista, Hikari, il cui vero nome è Mitsuyo Miyazaki. Conosce bene i problemi che racconta, da Osaka dove è nata si è spostata a studiare in America, a 17 anni. Era l’unica asiatica nella sua classe. Inoltre, è stata cresciuta da una madre single che, di volta in volta, le raccontava bugie sul padre mai conosciuto.  Si è a lungo documentata sull’industria che ruota intorno alle “Rental Family” e ha anche scritto il film con Stephen Blahut.

«Credo che il cinema possa rendere il mondo migliore – ha dichiarato – Ci permette di guardare gli altri con empatia, creare spazi di conversazione e vedere parti di noi che non conosciamo. Se riusciamo ad abbracciare tutto ciò, cadono i muri e scopriamo l’umanità».

Il suo sogno è che, dopo aver assistito al film, venga il desiderio di fare una telefonata a una persona cara per capire come sta, davvero.

Fatevi questo regalo, andatelo a vedere.

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