La mostra “Les fleurs et les poupées” di Rosalba Baldi sarà aperta al pubblico dal 21 al 23 marzo a Napoli. La nostra intervista alla curatrice, la giornalista, Manuela Ragucci.
La mostra intitolata “Les fleurs et les poupées“ di Rosalba Baldi sarà accessibile al pubblico dal 21 al 23 marzo a Napoli.
Chi è Rosalba Baldi.
Rosalba Baldi è un’artista, sociologa e naturopata contemporanea, originaria di Napoli, nota per il suo stile pittorico naïf. Fin da giovane ha coltivato una profonda passione per la moda e il colore, interessi che hanno influenzato in modo significativo la sua produzione artistica. La sua formazione accademica si è concentrata sulla sociologia e sulla naturopatia, discipline che probabilmente arricchiscono la sua visione creativa.
In ambito artistico, la sua pittura si distingue per un tratto spontaneo e l’uso brillante e vivace dei colori, senza sforzi o costrizioni concettuali. Il focus principale delle sue opere è l’espressione libera, il recupero della memoria e l’affermazione della libertà interiore. Attraverso l’arte, Rosalba cerca di trasmettere serenità e un senso di “guarigione” spirituale. I suoi quadri sono spesso descritti come esperienze immersive nel colore, progettate per allontanare il grigiore della quotidianità e arricchire lo spirito degli osservatori.
Les fleurs et les poupées a Napoli
Tra le sue mostre recenti spicca “Les fleurs et les poupées“, che si terrà da sabato 21 a domenica 23 marzo 2026 nella suggestiva Sala delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata a Napoli. Questa esposizione rientrava nel programma culturale “Marzo Donna 2026”, promosso dal Comune di Napoli per valorizzare la creatività femminile. Curata da Manuela Ragucci, la mostra si è rivelata un omaggio alla pittura naïf, esaltando temi quali colore, memoria e libertà.
L’esposizione include una selezione di opere animate da fiori, bambole e figure femminili, caratterizzate da un tratto fresco e immediato. Inoltre, uno dei tratti più emblematici della mostra è stata l’ideazione di un’opera collettiva: i visitatori erano invitati a disegnare con pastelli a cera su un grande foglio collocato al centro della sala. Questo elemento ha trasformato l’esperienza in un momento di partecipazione attiva e condivisione creativa, sottolineando l‘inclusività dell’arte di Rosalba.
La curatrice di Les fleurs et les poupées.
Manuela Ragucci, giornalista e curatrice dell’evento, è una figura importante nel panorama culturale napoletano. È coinvolta in diversi progetti accademici e divulgativi legati alla cultura, al turismo e alla letteratura. Scrive regolarmente per Itinerari di Napoli e Dodici Magazine, riviste che si concentrano rispettivamente sulla valorizzazione della cultura locale e sulla promozione della creatività e della coesione sociale nel territorio campano. Ha collaborato anche con testate di critica culturale come Doppiozero e la rivista L’Ulisse, approfondendo tematiche che spaziano dalla letteratura alle relazioni tra natura e paesaggio.
Manuela Ragucci si distingue inoltre per le sue attività di ricerca e curatela. In particolare, è stata coinvolta in progetti che esplorano il patrimonio culturale napoletano, dallo studio di figure iconiche come Angela Luce al monitoraggio di significativi interventi di restauro e scoperte artistiche in città. La sua versatilità come studiosa e curatrice emerge dalla capacità di intrecciare passato e contemporaneità nei suoi lavori, portando nuova luce sulle tradizioni e sul patrimonio culturale di Napoli.
Abbiamo deciso di intervistarla in occasione della mostra Les fleurs et les poupées, Manuela Ragucci infatti ha approfondito il senso dello stile artistico di Rosalba Baldi e ci ha fornito dettagli preziosi sul significato sociale e culturale dell’iniziativa. La fusione tra arte popolare e intuizioni contemporanee ha reso questo evento un esempio significativo di espressione della creatività femminile nel contesto napoletano.
Giornalista e fotografa, ghostwriter e copywriter, è curatrice dell’ultima personale di Rosalba Baldi Presso la Sala delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata di Napoli. Le va di spiegare cortesemente ai nostri lettori come nasca il progetto ‘Les fleurs et les poupées’ di Rosalba Baldi e a chi sia rivolto?
“Les fleurs et les poupées“ nasce senza sforzo, come qualcosa che affiora da dentro, un ritorno spontaneo a un linguaggio intimo e autentico. La pittura di Rosalba Baldi nasce dal dolore della scomparsa del padre nel ’95; prima di allora non aveva mai preso in mano un pastello.
Quei primi tratti, così istintivi, urgenti, diventarono pian piano quella zattera che ti porta via dalla tempesta del dolore. Questi dipinti sarebbero dovuti essere esposti già nel 2020, ma il Covid fermò tutto e così rimasero per due mesi nel silenzio della biblioteca di San Domenico Maggiore.
Questa mostra nasce da una promessa fatta a mia madre: mostrare quella bellezza che cura, la carezza della gentilezza, il potere della memoria, il dono della gratitudine, l’arte, cose rivoluzionarie che cambiano la vita. Mi piace pensare a questa esposizione come la possibilità di far esprimere ancora tanto a chi, a causa delle prove della vita, sembrerebbe non averne più, ma la vita è magica, può farci sempre doni inaspettati.
Questa mostra è dedicata a chi sta attraversando un momento buio e pensa che non ci sia modo di risalire: è un augurio gentile di ritrovare quella forza interiore. E poi è un progetto che parla a chiunque sappia sentire, oltre lo sguardo.
Fiori, bambole e colori pastello… Quanto siamo lontani con quest’atmosfera naif dall’iconografia attuale e quale il messaggio in codice?
Siamo lontani da un’estetica costruita, filtrata, performativa. Qui c’è una scelta silenziosa ma potente: tornare alla semplicità.
Il linguaggio naïf non è ingenuità, è un atto di libertà. È il rifiuto dei codici dominanti, il recupero di uno sguardo originario, non addestrato. E forse il messaggio è proprio questo: smettere di aderire a ciò che viene imposto e ricominciare a esprimersi senza filtri. In un tempo che pretende perfezione, questa pittura difende qualcosa di più raro: la verità.
L’iniziativa si inserisce nel programma di eventi promossi dal Comune di Napoli per Marzo Donna 2026, dedicato alla valorizzazione della creatività e della libertà espressiva femminile. Che tipo di femminilità, secondo il suo parere, esprime il concept della mostra di Rosalba Baldi?
La femminilità che emerge qui non ha nulla di stereotipato. Rosalba Baldi non costruisce, non pianifica: lascia emergere un mondo fatto di fiori, figure femminili e colori delicati, che diventano voce, respiro, libertà.
È una femminilità che si riconosce da dentro, che non si modella sulle aspettative ma si radica nella propria interiorità. Una presenza che non chiede approvazione. È il corpo che torna casa. È l’immagine che smette di essere giudizio e diventa spazio di libertà, quindi è dedicata a coloro che avvertono il bisogno di sottrarsi ai modelli imposti, di ritrovare uno spazio più vero, più umano, più proprio.
In questo caso si rivolge alla parte femminile di ciascuno di noi, uomo o donna che sia, perché è una pittura che non chiede spiegazioni: chiede presenza. Non si interpreta, si attraversa.
Ha dichiarato nel testo critico della mostra in questione: Mai concettualmente consapevole di questo ritorno alle origini, a queste due grandi passioni, ecco che il suo tratto è così spontaneo e piacevole, poiché non c’è artificio, non c’è forzatura di pensiero, ma solo immersione totale nel colore, nel desiderio di espressione, nella capacità che ha l’arte di svuotare la mente, arricchire gli occhi, aprire gli animi, di allontanare il grigiore dei giorni negativi, di far sognare e persino di guarire. Come esperta, quanto ritiene sia il valore e il potere detenuto dall’arte oggigiorno?
Oggi l’arte è necessaria più che mai. Viviamo immersi nelle immagini, vuote, veloci, che non lasciano traccia, lontane dall’esperienza. Quando è autentica, l’arte rallenta. Crea uno spazio. Ci costringe dolcemente a fermarci, a sentire. È un gesto che cura, perché ci riporta a una profondità che spesso dimentichiamo. Non è performance; al contrario, ci restituisce un dialogo con quella parte di noi che la società mette a tacere: l’essere fragili, perché dietro alla fragilità c’è la potenza di essere tutti interi, anche quando ci si sente a pezzi. Non è solo bellezza: è resistenza. Al rumore, alla velocità, alla superficialità.
Ci dia tre motivi per visitare questa esposizione…
Ho pensato a questa mostra come un’esperienza multisensoriale. C’è la pittura, certo; ci sarà la poesia in musica di Pier Macchiè, una “degustazione” olfattiva che richiama il tema floreale e tutti saranno invitati a esprimere quella parte fanciullesca disegnando su un grande foglio bianco, così da creare un’opera d’arte estemporanea, collettiva, libera.
Quindi sintetizzo i tre motivi per venire a trovarci: primo, per vivere un’esperienza che coinvolge, che non lascia lo spettatore fuori ma lo accoglie, fino a dargli la possibilità di esprimersi e lasciare un segno. Il secondo è: per ritrovare un tempo più lento, uno spazio raro, più umano, in cui fermarsi e respirare. Il terzo, per incontrare un’idea di bellezza diversa: che non ha a che fare con i modelli, più semplice, più vera, più libera.
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