Anime Pezzentelle e il ritorno sulle scene musicali di Myriam Lattanzio. L’intervista in esclusiva per Pink Magazine Italia.

Anime Pezzentelle segna il ritorno sulle scene musicali per Myriam Lattanzio, per cui interpretare e creare musica è molto più di un fine estetico: è un atto di cittadinanza attiva e uno strumento di ricerca spirituale. Con una voce profonda e magnetica, che cattura e trasmette intense emozioni, la cantante rappresenta l’essenza della cultura mediterranea. Da sempre fortemente impegnata su temi sociali, Lattanzio ha collaborato con numerose realtà del panorama world e folk italiano, senza mai allontanarsi dalle radici culturali della sua terra.

La carriera di Myriam.

La sua carriera si contraddistingue per un approccio autentico e appassionato. Dopo aver iniziato nel 1986 reinterpretando la canzone classica napoletana, è diventata la voce femminile dei gruppi folk Tupeapò e Panaphonia. Nel 1992 ha avviato un percorso personale, alimentato dal desiderio di raccontare attraverso la musica i mali del mondo e le storie della sua terra. Nel 1995 ha vinto il prestigioso Premio Recanati con il brano Terra e sanghe e negli anni successivi ha ottenuto altri importanti riconoscimenti, come al Biella Festival Etichette Indipendenti nel 2004 con il pezzo Preta.

Nel corso del tempo ha pubblicato album apprezzati sia dal pubblico che dalla critica, tra cui Rosa, rabbia e sangue del 2002, che ha segnato il suo debutto discografico solista. Le sue collaborazioni comprendono raccolte e progetti collettivi come Rosa napoletano o Del femminil sentire, nei quali ha dato prova della sua sensibilità artistica e vocale. Negli ultimi anni ha continuato a esplorare nuove dimensioni compositive e interpretative, mantenendo sempre vivo l’interesse per il racconto delle storie degli invisibili.

Oltre alla musica, Myriam Lattanzio è anche un’apprezzata autrice teatrale. Ha scritto opere come Na casa ‘e masculo cu ‘a mubilia ‘e femmena in collaborazione con Pasquale Ferro e Femmene insieme ad Anna Mazza. Recentemente ha portato in scena il recital DonneMadonne, un progetto che intreccia tradizioni popolari con tematiche contemporanee al femminile.

La genesi e il messaggio diAnime Pezzentelle.

Con Anime Pezzentelle, Myriam Lattanzio offre un’opera densa di significato, attraverso la quale trova una piena maturità artistica. Ogni nota e ogni parola raccontano un percorso unico fatto di impegno civile, memoria collettiva e passione viscerale per la musica.

Anime Pezzentelle segna il ritorno di Myriam Lattanzio sulla scena musicale, dimostrando ancora una volta la sua abilità nel fondere la ricchezza della tradizione con un’urgenza espressiva fortemente radicata nel presente. L’album è un viaggio emotivo e coinvolgente dedicato ai diritti civili e alla lotta per la giustizia sociale.

Tutti i testi portano la firma di Lattanzio, che ha anche composto le musiche di Sangennà, Chesta città e Pe’ ddoje rammere. Gli arrangiamenti, affidati interamente a Max Carola, rispecchiano una cura meticolosa e una visione artistica coesa, aggiungendo spessore all’opera. Con le sue canzoni, Lattanzio offre una voce potente a chi spesso resta inascoltato, raccontando storie intrise di resilienza quotidiana, dignità e un anelito verso una giustizia tangibile.

Animepezzentelle e le voci degli emarginati e degli ultimi della società.

Le “animepezzentelle” sono trasformate in una metafora struggente per rappresentare gli emarginati e gli ultimi della società, coloro che lottano per uscire dall’ombra e riconquistare un posto dignitoso nel mondo. La ricchezza dell’album è amplificata dalla collaborazione di musicisti di grande talento come Michele Maione, Marco Di Palo, Francesco Di Cristoforo, Roberto Trenca, Jennà Romano, Massimo Mollo, Arcangelo Maria Caso e Francesco Ponzo. Inoltre, il progetto è ulteriormente impreziosito dalla partecipazione di artisti del calibro di Paolo “Shaone” Romano, Antonella Maisto e il collettivo “Paese mio bello”, formato da Gianni Lamagna, Patrizia Spinosi, Anna Spagnolo e Lello Giulivo.

Cosa è il progetto musicale “Anime Pezzentelle”?

Un collage di storie di “ultimi”, di tutte quelle persone che vivono sai bordi della vita e non sono riuscite a trovare il loro spazio. Ho messo in musica storie di migranti, di chi lavora senza contratto e muore abbandonato, di tutti quelli che nascono dalla “parte sbagliata”.

A Napoli, le “anime pezzentelle” sono resti anonimi legati a un culto popolare: anime del Purgatorio che chiedono preghiere in cambio di protezione. Il rito prevede l’adozione di una “capuzzella”, un teschio curato e venerato. Perché questo titolo? E come possono le tue anime uscire dal loro purgatorio?

 Perché ognuno di noi ha un’anima, anche chi vive per strada o nelle stazioni. Spesso ce dimentichiamo e ci passiamo accanto senza notarli, infastiditi dimenticando che dietro ad ogni persona che incontriamo c’è un passato, una storia dolorosa che li ha portati a vivere per strada.

I primi riscontri ricevuti sul tuo nuovo album Anime Pezzentelle?

 Leggo sia recensioni che commenti positivi. Io e Max Carola (produttore ed arrangiatore del lavoro), abbiamo concepito i brani come se fossero singoli. E questo è il motivo per cui ognuno ha scelto il proprio brano. Non abbiamo puntato solo su uno, ma abbiamo lavorato su tutte e nove le tracce cercando il suono e l’arrangiamento adatto.

Cosa vuol dire nascere nella parte sbagliata e quale è per te questa “parte sbagliata”?

Mi verrebbe da dire che “non esiste una parte sbagliata” ma mi suonerebbe un po’ quando si risponde che “i soldi non danno la felicità”. La parte sbagliata è quando dopo una giornata di lavoro, torni a casa stanca e non hai nemmeno la forza di dedicare a te e ai tuoi cari un po’ di attenzione. Tutti dovrebbero avere delle opportunità, un lavoro, un’istruzione e una possibilità di curarsi senza dover aspettare liste lunghissime. E quando ciò accade, quando non hai i mezzi per poter vivere serenamente, allora vuol dire che sei nato nella “parte sbagliata”.

In “Chesta città” è possibile avvertire molta amarezza, come è possibile salvare Napoli e i napoletani?

 Vorrei darti una soluzione ma la sto cercando da tanto tempo. Viviamo in una città bellissima ma offesa, violentata, sporca per colpa di chi non ha capito che fortuna ha avuto di nascere in una città come questa. Sono tutti pronti a salire sugli scudi quando ci vomitano addosso offese ma nessuno però che la difende da chi la imbratta, vandalizza. E io che amo profondamente la mia città, spesso devo arrendermi davanti a tanta strafottenza. E ne soffro tanto.

Sei anche autrice anche teatrale, come credi abbia contribuito tale background alla tua formazione odierna?

La musica e il teatro sono sempre andate a braccetto. Con Nunzia Schiano sono dieci anni che porto in giro lo spettacolo Femmene, un collage di brani scritti da me e tratti da Nostra signora dei friarielli di Anna Mazza, intervallati da canzoni di cantanti e autrici latinoamericane. L’ultimo, DonneMadonne invece esplora il mondo delle leggende delle sette sorelle tra sacro e profano. Penso che la musica aiuti a far veicolare più facilmente anche il recitato.

Parli spesso di donne e dai voce a chi si trova in uno stato di invisibilità. È davvero possibile uscire dalla emarginazione attraverso la strada dell’arte secondo te?

L’arte può essere d’aiuto ma non basta. Ci vogliono politiche serie, aiuti concreti. Molte donne si sentono sole, abbandonate e preferiscono subire piuttosto che denunciare. In questo momento poi, sono state tolte molte leggi a favore delle donne. E come ogni periodo storico sporcato dalle guerre, quelle che pagano i prezzi più alti sono sempre e solo le donne.

I tuoi prossimi progetti?

Portare in giro le mie “Anime pezzentelle” per concerti e festival. Così potranno riscattarsi e far conoscere le loro storie. Potrebbero far breccia e magari spingere qualcuna a salutarle. Perché a volte, basta un saluto e le vedi sorridere.

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