Nell’Italia meridionale del XIII secolo contesa tra Angioni e Svevi, tra sangue, vendetta e riscatto, Ornella Albanese recupera le tracce della principessa prigioniera, Beatrice di Svevia, nel suo romanzo storico Figlia dell’ultimo re.
In un romanzo storico, dov’è il confine tra finzione narrativa e storia quella con S maiuscola? L’abilità di uno scrittore è proprio quello di riuscire a sfumare quel confine fino a fondere le due componenti e in questo sicuramente Ornella Albanese ci ha mostrato, romanzo dopo romanzo, che è estremamente abile. Figlia dell’ultimo re, edito da Mondadori, ultima pubblicazione della scrittrice, è una conferma.
La lettura scorre fluida fino all’ultima pagina, senza intoppi, trascinando il lettore accanto alla protagonista, Beatrice di Svevia, la principessa prigioniera, nipote dello Stupor Mundi e ostaggio degli Angioini usurpatori.

La principessa prigioniera, figlia dell’ultimo re svevo.
Beatrice, figlia del re di Sicilia Manfredi di Svevia e di Elena Ducas, ha solo sei anni, quando pensa di affrontare un’avventuroso viaggio in mare, verso l’Epiro. Pronta a imbarcarsi con sua madre e i fratellini minori, non riusciranno però a salpare dal porto di Trani. Bloccati da una tempesta e poi raggiunti dagli emissari di Carlo d’Angiò, Beatrice e i suoi familiari saranno separati per sempre. Manfredi infatti è stato intanto sconfitto e ucciso in battaglia a Benevento dal fratello del re di Francia e adesso, per impadronirsi del regno di Sicilia, vogliono eliminare gli eredi della casata sveva.
Condannata a essere reclusa in una cella dell’antico Castel dell’Ovo a Napoli, Beatrice è sostenuta negli anni dall’odio verso gli usurpatori, anche se lucidamente consapevole che la figlia di un re sconfitto non potrà mai riavere la sua libertà. Finché le trame che si intrecciano nei giochi di potere che investono il Sud d’Italia nel XIII secolo trovando nuovi orditi e Beatrice conquista la libertà sognata e insperata. Scarcerata grazie alla regina Costanza di Svevia, moglie di Pietro d’Aragona e sorella della principessa, nata dalle prime nozze di Manfredi, Beatrice dovrà trovare il suo posto nel mondo.
L’indomito sangue svevo che l’ha sostenuta nei diciotto anni di prigionia, la metterà di fronte a un bivio. Da una parte, perseguire la vendetta reclamata dalla sofferenza subita e dal sangue della sua famiglia oltraggiato. Dall’altra, dare un nuovo senso e trovare un nuovo obiettivo a quella seconda vita conquistata con la ritrovata libertà.
Il ritratto di Beatrice di Svevia tra storia e finzione.
Nel romanzo Figlia dell’ultimo re, Ornella Albanese ci restituisce il ritratto accurato di un personaggio femminile sfaccettato e seducente. Una giovane donna dal temperamento fiero e incrollabile, segnata dalla crudeltà degli eventi che attraversano la sua vita, e che, ritrovata la libertà fisica, dovrà trovare spazio per il suo spirito vivace che la prigionia e la solitudine ha solo temporaneamente domato, ma non spezzato.
Beatrice cerca di riprendersi quella vita che le è stata scippata via, con violenza e spietato calcolo. Nel romanzo Beatrice ritrova spazio e voce, laddove i nemici della sua famiglia, in quanto sveva, e la Storia, in quanto donna, l’hanno privata.
Il competente gioco narrativo che caratterizza la penna di Ornella Albanese è capace così di colmare le lacune della Storia, usando le notizie frammentarie come tasselli di un puzzle che la trama del suo romanzo riesce abilmente a riempire, dando forma a quella storia andata perduta, in una trama verosimile, mai banale e scontata. E scoprendo con Beatrice la sua storia, tra fatti storici e finzione, si incontrano personaggi ben noti, come Ugolino della Gherardesca e il nipote Nino il Brigata, Giotto e Dante con la sua Divina Commedia.
Come si legano tutti questi nomi ben conosciuti, con quello quasi ignoto e dimenticato della principessa sveva? Niente spoiler. Scopritelo, leggendo Figlia dell’ultimo re. Beatrice di Svevia, la principessa prigioniera.
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