Liala è un nome che ha segnato profondamente la narrativa popolare italiana del Novecento. Con oltre cento romanzi all’attivo e milioni di copie vendute, è diventata un’icona del romanzo rosa, capace di far sognare generazioni di lettrici.
Oltre al sentimentalismo, Liala ha lasciato un’eredità culturale fatta di modelli femminili, miti amorosi e battaglie personali in un’epoca in cui parlare d’amore, e di libertà, era già una forma di rivoluzione.
Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi nasce a Carate Lario nel 1897. Il nome “Liala” fu scelto da Gabriele D’Annunzio, che le suggerì un pseudonimo delicato e adatto al suo genere. Rimasta vedova giovanissima del conte Cambiasi, trovò nella scrittura una via di emancipazione personale e professionale. A partire dagli anni Trenta, pubblicò una lunga serie di romanzi rosa, tutti accolti con enorme favore dal pubblico. Morì nel 1995, lasciando dietro di sé un patrimonio letterario di oltre 100 titoli e uno stile inconfondibile.
I romanzi di Liala: amore, destino e passione.
Scrisse soprattutto romanzi sentimentali ambientati in contesti borghesi o aristocratici, pieni di amori tormentati, passioni travolgenti e grandi drammi emotivi. I titoli più noti sono Signorsì, Baci rubati, Il segreto di Luisa, La casa del vento. Il suo stile era melodrammatico, diretto, ricco di dialoghi e riflessioni interiori. Ma fu proprio questa formula a fare presa su un vasto pubblico, soprattutto femminile.
Un grande successo.
Il segreto del successo di Liala nasce da diverso fattori che ritroviamo nei suoi lavori. Abbiamo l’accessibilità emotiva che nasce da storie semplici ma coinvolgenti, che fanno sognare. Offre evasione romantica con mondi ideali e grandi amori. Inoltre nasce una forma di identificazione delle lettrici nelle protagoniste dei romanzi, donne giovani e in cerca di amore e indipendenza.
Gli stereotipi femminili di Liala.
Pur essendo un’autrice letta soprattutto da donne, non possiamo negare che Liala ha contribuito a rafforzare alcuni stereotipi femminili, come la donna “angelicata”, fragile ma nobile, sempre in attesa del vero amore.Siamo in un periodo dove in letteratura la sofferenza sublima amore. Se non si soffre e non si combattono gli ostacoli non si può incontrare il grande amore. In ultimo, è la figura dell’uomo forte, deciso e spesso inafferrabile che si contrappone alla donna devota che sopporta anche situazioni umilianti e complesse.
Battaglie silenziose.
Pur muovendosi in un genere conservatore, Liala ha portato avanti una forma implicita di emancipazione femminile perché ha dato voce ai sentimenti femminili in un’epoca in cui le donne parlavano poco di sé, ha vissuto da scrittrice autonoma, libera e indipendente, in una società dominata dagli uomini e perché nei suoi romanzi ha affrontato, anche se con toni delicati, temi come il divorzio, l’abbandono, la maternità fuori dal matrimonio, offrendo modelli di donna alternativi.
Liala non era una femminista militante, ma la sua stessa esistenza artistica è stata una forma di affermazione.
Tra nostalgia e modernità.
Liala ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per chi cercava nella lettura una fuga romantica e un modello affettivo idealizzato. I suoi romanzi restano una testimonianza socioculturale importante: fotografano un’epoca, raccontano il sentimento, mettono in scena sogni e fragilità. Criticata da molti intellettuali ma amata da milioni di lettrici, Liala è la prova che la letteratura popolare può essere, a modo suo, rivoluzionaria.
Una figura mitica.
Liala non è stata solo una scrittrice di romanzi rosa: è stata una costruttrice di sogni, una voce femminile capace di raccontare l’amore con delicatezza, intensità e determinazione in un secolo in cui le donne dovevano ancora conquistarsi il diritto di raccontarsi. Ha creato un mondo tutto suo, dove ogni bacio aveva il peso di un destino e ogni sguardo poteva cambiare una vita. E se oggi i suoi romanzi possono apparire ingenui o datati, restano comunque specchi preziosi di un tempo, e voci di un sentimento universale: quello di chi ama, soffre e non smette di sperare. Perché il vero protagonista è il cuore.
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