Un reportage da Vienna sulle tracce della vera Elisabetta d’Austria, Sissi: la donna fragile e ribella incontrata a Hofburg.
Cammino tra le regali stanze di Hofburg, a Vienna, con tendaggi damascati di color rosso porpora, lampadari in cristallo e pareti decorate che riflettono lo sfarzo imperiale dell’impero asburgico. Capisco subito una cosa: la Sissi che conosco non è mai esistita.
Non c’è traccia della principessa sorridente dei film, la favola romantica raccontata dalle nostre madri per anni. Al suo posto, percepisco una figura inquieta, fragile e profondamente triste. Una donna bellissima, con quei lunghissimi capelli castani, che in quel palazzo non si è mai sentita a casa. È in seguito a questa visita turistica che nasce questo articolo: il mio incontro con la principessa Sissi.
Chi era davvero Sissi oltre il mito cinematografico?
Il cinema racconta di una Sissi destinata a una bellissima favola d’amore, ma la realtà nasconde altri aspetti che vanno oltre la consueta immagine edulcorata e romantica. Sissi nasce a Monaco di Baviera nel 1837. I suoi genitori sono il duca di Baviera, Massimiliano Giuseppe, e la principessa Ludovica, figlia del re Massimiliano I di Baviera e sorella dell’arciduchessa Sofia, madre di Francesco Giuseppe.
Quest’ultimo doveva sposare la sorella maggiore di Sissi, Elena, considerata perfetta per la rigida vita di corte, con il suo temperamento riservato e disciplinato. Nel 1853 viene organizzato un incontro tra Francesco Giuseppe ed Elena, al quale partecipa anche Sissi. Tuttavia, quando Francesco Giuseppe vede per la prima volta Sissi, se ne innamora perdutamente e chiede la sua mano, sconvolgendo tutti. Sissi, infatti, ha una tempra indomita, non educata a poter sostenere un ruolo importante come quello che le si presenta.
La proposta di matrimonio cade come un fulmine a ciel sereno nella vita di una giovanissima ragazza. Il 24 aprile 1854 viene celebrato il matrimonio a Vienna: la favola inizia e la libertà svanisce, intrappolando Sissi in una gabbia dorata.
Perché la principessa Sissi si sentiva prigioniera della corte?
Procedendo tra le sale del palazzo, immagino la giovane Sissi entrare qui per la prima volta, sola in un suolo straniero, lontana da ciò che amava davvero e posta sotto il rigido controllo di mille sguardi. Ogni gesto, ogni azione era scandita da un ferreo protocollo che Sissi doveva rispettare. La corte asburgica gestiva il suo tempo libero e perfino quando poteva vedere i figli. Ma non era soltanto il ruolo a soffocarla, ma tutto il mondo dorato che la circondava.
Rifiutava gli obblighi di moglie, madre e imperatrice imposti dalla corte. La sua solitudine cresceva ogni giorno sempre di più. Iniziavano i primi malesseri fisici: febbre, tosse, la mancanza di appetito. Il suo corpo e la sua mente sprofondavano in un buco nero. Riesco quasi a percepirlo…
Sissi, una principessa ribelle: viaggi ed equitazione.
Sissi amava viaggiare, ma non erano solo semplici viaggi di ozio. Viaggiare significava riappropriarsi di una indipendenza rubata. Durante quelle lunghe assenze dalla corte, Sissi tornava finalmente a respirare, lontana dagli sguardi e dai giudizi incessanti. Era una giovane ribelle e anticonformista. Dal padre aveva ereditato la passione per i cavalli, che continuava a coltivare anche presso la corte asburgica di Vienna.
Se per un uomo aristocratico era quasi un obbligo saper andare a cavallo, non era lo stesso per una donna, e Sissi andava contro le usanze dell’epoca. Era una bellissima ed eccellente amazzone. Lo testimoniano alcuni ritratti presenti in un’ala del palazzo in cui mostrano la principessa in sella al suo cavallo. Un timido sorriso compare sulle mie labbra: suppongo che l’equitazione abbia rappresentato un motivo di fuga dall’etichetta di corte e che abbia inevitabilmente creato dissapori.
Sissi non se ne curava: prendeva il suo cavallo e insieme si avventuravano in lunghe cavalcate, spesso spericolate. Nel vedere quei ritratti, immagino i suoi capelli scompigliati dal vento, felice e padrona per qualche istante del suo destino; la immagino libera.
Sissi: il rapporto ossessivo con il suo corpo.
Sissi credeva nell’importanza dell’attività fisica. Amava fare lunghe passeggiate e, all’interno del suo palazzo, aveva una palestra privata dove praticava esercizi quotidiani. Per mantenere la sua carnagione luminosa e morbida, priva di rughe, spalmava sul viso una purea di fragole fresche; la notte dormiva senza cuscino, e avvolgeva il collo con asciugamani imbevuti di acqua tonificante. La lunga chioma di Sissi, inoltre, richiedeva un rituale di pettinatura di ben tre ore.
Per di più, Sissi seguiva una dieta rigida: alternava periodi in cui si nutriva di soli liquidi ad altri in cui mangiava un uovo o esclusivamente frutta. Questa cura ossessiva era forse un modo per sentirsi almeno padrona del proprio corpo? Una forma di resistenza silenziosa contro una corte che voleva a tutti costi uniformarla?

Sissi e la scrittura.
Allontanandomi dalla “stanza-palestra”, continuo il mio percorso verso le altre stanze del palazzo. Scopro che Sissi amava scrivere: a un foglio di carta confidava le sue pene, i suoi risentimenti, la sua tristezza e malinconia. La poesia diventava uno strumento indispensabile per mettere a nudo il suo cuore ormai stanco. Un cartellone riporta un suo scritto:
La libertà era mia madre, che, travestita da cuculo, mi depose nel nido di uno sconosciuto; fu così che avvenne questa disgrazia.
Resto ferma a leggerlo. Improvvisamente, l’audio-guida cita una sua frase: “Non c’è stata un’anima che mi abbia compreso“. Metto in pausa. Un senso di sgomento mi pervade, quasi perdo i sensi. Piango, mi rifugio in un angolo per non farmi vedere dagli altri visitatori. Il suo dolore era dentro di me, mi stringeva la gola. In quelle stanze fatiscenti vedo la vera Sissi: una donna delusa che anelava la morte.
Una vita costellata di sofferenze e lutti: la primogenita Sofia morta a solo due anni; il figlio Rodolfo morto suicida. Era davvero troppo da sopportare, mia dolce Sissi. Era stata accolta dal mondo come un fiore di pesco, ma la durezza della vita ti sfioriva in un inverno senza fine. Termino la mia visita, ma esco dal palazzo portandoti con me, Sissi.
O cari che vivete in tempi lontani a venire e ai quali oggi parla l’anima mia, spesso sarà in vostra compagnia: rivivrà quando avrete letto una poesia.
La malinconia di Sissi e perché la sua storia parla ancora alle donne di oggi.
Nonostante la forza con cui affrontava la vita di corte, Sissi era profondamente malinconica: lutti, solitudine, gli obblighi di una corte che la soffocava. La depressione aveva segnato la sua esistenza. Eppure, la sua storia continua a parlare alle donne di oggi, poiché incarna un desiderio universale di indipendenza, di uno spazio personale e di vivere secondo le proprie scelte, anche quando il mondo impone le sue regole.
La cura per il corpo, i viaggi, lo sport rappresentavano delle vere e proprie forme di resistenza in una corte che voleva omologarla.Sissi anticipa la modernità: una donna che prendeva consapevolezza del proprio corpo come strumento di libertà. Camminando tra le stanze sfarzose di Hofburg, ho colto la sua vera essenza, lontana dalla favola ma vicina a tutte le donne che lottano ogni giorno per essere libere. Sissi è simbolo di forza e resistenza.
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