Arriva in sala, il 15 gennaio, la pellicola d’esordio di Eva Victor, giovane regista indipendente americana. La protagonista, Agnes, dovrà ricominciare a vivere dopo un terribile tradimento.

Sorry, Baby è come un bel libro che vorresti non finisse mai, quando lo chiudi ti piacerebbe proseguire la lettura e sapere di più dei protagonisti e dell’autore. In questo caso l’autrice, Eva Victor, che è anche la sceneggiatrice e l’interprete del personaggio principale del film. Agnes, giovane docente universitaria di Letteratura in una piccola università del New England.

Con lei respiriamo l’amore per il romanzo, nel suo corso si studia Lolita e si discute molto di questa storia che ha sicuramente anche un aspetto peccaminoso. Annusiamo la prima edizione di Gita al Faro di Virginia Wolf, acquistata dal suo supervisor, il professor Preston Decker che riconosce il talento della studentessa e la sprona a proseguire, è la migliore del corso.

Da dottoranda Agnes viveva con un’amica, Lydie, una giovane di colore che la capisce con uno sguardo. Ed è una di quelle presenze che tutte vorremmo avere accanto. Quando Agnes subirà un abuso sessuale, proprio dal suo amato docente, la aiuterà ad affrontare la situazione, la visita medica, il tradimento subito. Sempre sul filo dell’ironia che rende la pellicola leggera e serissima al tempo stesso.

Tre settimane di riprese nel Massachussets, una troupe quasi completamente femminile, una lunga preparazione.

Sorry, Baby diventa così la storia di un riscatto, di una rinascita, di una riscoperta e soprattutto la storia di un’amicizia tra donne, solida anche se le scelte di vita sono differenti e ci si incontra solo quando possibile. Agnes e Lydie parlano la stessa lingua, sanno ridere e piangere insieme. La loro compagna di dottorato, Natasha, meno dotata, invece no. Incarna le inevitabili rivalità in ambiente accademico, è sgradevole e divertente al tempo stesso per chi la guarda dall’esterno, probabilmente anche lei ha subito un trauma.

Diviso in cinque capitoli, episodi legati a un evento particolarmente importante di un anno, il film è stato girato nel Massachussets, in tre settimane, con una troupe quasi completamente femminile. Ma alle spalle c’è la lunga preparazione di Eva Victor. Trentadue anni a febbraio, nata a Parigi ma vissuta e cresciuta a San Francisco, dove ha studiato, durante la pandemia si è trasferita nel Maine e ha iniziato a scrivere la sceneggiatura.

Veniva dalla satira femminista. Ha avuto la fortuna di incontrare Barry Jenkins, capace di sostenere i giovani registi grazie alla sua società Pastel che ha prodotto il film.  Eva ha seguito un corso di regia di un anno, è stata affiancata da una coach per la recitazione, ha lavorato tra dubbi e passioni.

Un film per riflettere insieme sulla propria guarigione.

Accanto a Eva, nel film, interpreti che convincono: Naomi Ackie, nei panni di Lydie, Louis Cancelmi in quelli del professor Decker; Kelly McCormack incarna invece la dolorante Natasha e Luca Hedges (candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista per Manchester by the Sea) è l’impacciato Gavin, con cui Agnes riscoprirà la possibilità di un rapporto.

Sorry, Baby è stato presentato al Sundace Festival dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura (il Waldo Salt Screenwriting Award). E poi a Cannes, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. La Victor è stata candidata al Golden Globe come migliore interprete femminile.

Rimane da dire che la storia nasce da un’esperienza simile vissuta dalla regista, il suo intento era esplorare come si possa guarire, ma anche dare voce a qualcosa difficile da raccontare. Vedere il film in sala, sentirne parlare l’ha convinta ulteriormente.

«Se la pellicola permette a qualcun altro di aprire la porta a quei sentimenti e  riflettere di più sul proprio percorso di guarigione, sono felice che possa aprire quello spazio» Eva Victor.

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