In sala, dal 15 gennaio, il film La scelta di Joseph. In scena, per poco più di un’ora l’attore francese Vincent Lindon, guida l’auto e parla al telefono
Un’auto sfreccia sull’autostrada francese in direzione Parigi. Alla guida un uomo che ha lasciato, apparentemente senza riflettere, famiglia e lavoro dopo aver ricevuto una telefonata. Tutto il film, settantasette minuti, è basato sulle sue espressioni e sulle sue conversazioni, rinchiuso in una macchina. Potrebbe risultare noioso ma l’interprete è una garanzia: quel Vincent Lindon, protagonista del cinema francese e non solo, che abbiamo imparato ad amare negli anni. Così il viaggio notturno non stanca lo spettatore che si affascina alla storia e alle conseguenze della inconsueta avventura.
La scelta di Joseph, questo il titolo della pellicola, è di quelle che cambiano il corso della vita. Il protagonista, Joseph Cross, ha la responsabilità di un cantiere edile dove sta arrivando un carico di cemento imponente. Cerca di dare informazioni e direzioni a un collega inesperto che non sembra capace di sostenere il peso del nuovo incarico. E non mancano le difficoltà. Ha una famiglia e due figli, uno lo sta attendendo per assistere insieme a una partita di pallone.
Non sarà facile spiegargli di non poterlo fare. Alla moglie Catherine dovrà dire, al telefono, che sta andando ad assistere al parto di un’altra, l’avventura di una notte, scatenando dolore e comprensibile disperazione nella donna. Dall’ospedale parigino, dove lo attendono per assistere la neomamma Béatrice, si sentirà chiedere di fornire rassicurazioni e consigli. Insomma, un incubo a occhi aperti per un uomo che ha sempre rispettato i suoi impegni, un serio professionista su cui tutti facevano affidamento.
La pellicola è il remake di Locke con Tom Hardy. Le riprese sono state effettuate in autostrada, con il vero traffico, di notte.
Telefonata dopo telefonata la tensione e i problemi del protagonista aumentano, ma nell’auto non è solo. Viaggia con un fantasma, quello del padre che non lo ha riconosciuto alla nascita e con cui si confronta. Il nodo della genitorialità, la responsabilità davanti a una nuova nascita, diventano un imperativo categorico per Josef, anche se sa di deludere e sorprendere quanti lo hanno conosciuto e stimato negli anni. Ma non può fare altrimenti. Ha una sua morale. «Farò quello che devo fare, che mi odino o mi amino» si dice Joseph.
Presentato in concorso alla festa del cinema di Roma nel 2024, il film – qualcuno lo avrà riconosciuto dalla trama- è il remake di Locke di Steven Night, con Tom Hardy nei panni del protagonista, Ivan Locke. Allora la scena si snodava in Inghilterra, era il 2013. Ivan era più giovane di Joseph, almeno di una trentina d’anni.
«Cosa avrei fatto io?». Al regista Gilles Bourdos piace suscitare il dubbio nello spettatore.
“Ci sono sempre più motivi dietro alla scelta di fare un film – ha spiegato il regista francese Gilles Bourdos- il primo era che Vincent Lindon voleva lavorare con me e mi interessava molto poter esaltare la sua interpretazione. Così ho pensato a questa sceneggiatura.»
Joseph è l’uomo comune intrappolato, quello che gli succede potrebbe capitare a chiunque, una tragedia della vita quotidiana. «Mi interessano le contraddizioni o le cose impossibili con cui ci scontriamo. Mi interessa lo spettatore che esce da cinema e si chiede: io cosa avrei fatto?» Non solo gli uomini, aggiungiamo noi, anche una donna potrebbe trovarsi nei panni di Catherine o Béatrice. Cosa faremmo?
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