Mary Shelley non è mai stata così attuale: esce oggi in alcuni cinema selezionati, l’ultimo film del regista premio Oscar Guillermo Del Toro ispirato al suo iconico romanzo gotico, Frankenstein.

Le opportunità e i rischi legati all’intelligenza artificiale, i dubbi etici sul futuro e sul ruolo dell’umanità con cui stiamo iniziando ad approcciarci, evocano proprio lui: Frankenstein, la creatura rifiutata dallo scienziato che l’ha creata, sostituendosi alla divinità. Un sacrilegio pari a quello del titano Prometeo della mitologia greca, che rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini. Colpa fatale per cui venne punito, proprio come accade nel libro di Mary Shelley, all’ambizioso Viktor Frankenstein.

Il libro Frankenstein, Mary Shelley e i temi del genere gotico.

Considerato il primo libro gotico di fantascienza, Frankenstein o il moderno Prometeo fu scritto nel 1818. L’idea dell’opera, com’è noto, nacque durante un piovoso soggiorno estivo a Ginevra di Mary Shelley, del marito e poeta Percy Bysshe Shelley e di alcuni altri amici, tra cui Lord Byron. Il clima, fin troppo spesso piovoso e tetro, costrinse il gruppo a rimanere in casa, approfondendo temi di attualità come il galvanismo e gli esperimenti scientifici a esso legati, ma anche leggendo le storie di fantasmi proprie del folklore tedesco.

Fu in quell’occasione che Mary Shelley ebbe l’idea di scrivere un racconto ispirato a un suo terribile incubo, poi ampliato fino a diventare il romanzo gotico che conosciamo e amiamo oggi. L’opera attinge a quelli che sono i temi cari del genere: la creatura senza nome che vuole perseguitare Frankenstein e lo insegue fino alla fine del mondo, per esempio, è una sorta di doppelgänger, di doppio malvagio dello scienziato. Entrambi vivono isolati, Viktor perché assorbito dai propri studi, la Creatura perché il suo aspetto spaventoso fa sì che venga temuta ed esclusa dalla società.

I legami familiari e affettivi e l’assenza degli stessi rappresentano un’altra delle tematiche affrontate dalla scrittrice: la Creatura non riesce ad avere un rapporto con il suo creatore ed è da lui condannato a una vita di solitudine. Quando Frankenstein decide di non concedergli la consolazione di una compagna simile a lui con cui trascorrere il resto dell’esistenza, il mostro si vendica uccidendo Elizabeth, la donna amata dallo scienziato. Un gesto atroce, che spingerà Viktor e la Creatura fino ai confini del mondo.

Mary Shelley, Frankenstein e la responsabilità della scienza.

Le tematiche affrontate dalla sensibilità e dall’intelligenza di Mary Shelley sono numerose: su tutte spicca la questione della responsabilità. Chi è davvero il responsabile, quando la conoscenza si traduce in una pratica priva di etica? Nel romanzo, Mary Shelley sottolinea come la Creatura sia inizialmente priva di sentimenti o intenzioni malvagie: è il rifiuto del suo creatore, a cui si sommeranno quelli degli altri esseri umani, a scatenare la spirale di dolore che non risparmierà nessuno. Ciò provocherà un costante senso di colpa in Victor Frankestein, consapevole di aver abbandonato il proprio esperimento a se stesso e di essere il vero responsabile delle sue azioni.

Sono passati più di duecento anni dalla scrittura di questo romanzo, ma l’interrogativo posto da Mary Shelley è quanto mai attuale: è sorprendente l’analogia che si può trovare pensando all’intelligenza artificiale e alle sue opportunità e rischi. Così come il dottor Viktor Frankenstein del romanzo crea un essere che sfugge al suo controllo e di cui non capisce appieno le potenzialità e le capacità, così l’IA oggi solleva interrogativi analoghi su chi l’ha progettata.

In entrambi i casi, il nodo fondamentale non è la responsabilità tecnica insita nel generare qualcosa di nuovo, ma le conseguenze di natura morale, etica e sociale che una simile scoperta porta inevitabilmente con sé. Come Mary Shelley sottolineava già nel suo romanzo, la Creatura non nasce malvagia, ma diventa pericolosa e violenta a causa dell’incomprensione, del rifiuto categorico dell’umano che l’ha generata. Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale non è una minaccia in senso assoluto, ma lo potrebbe diventare, se utilizzata in maniera inappropriata.

Mary Shelley, in quanto figlia del proprio tempo, interpretava le paure di una società che stava vedendo i primi effetti dell’industrializzazione, ma la domanda che si pone il suo romanzo è la stessa che ci attanaglia oggi: fino a che punto noi esseri umani possiamo spingerci nel superare i nostri limiti senza perdere il controllo e mettere a repentaglio il nostro stesso futuro?

Mary Shelley: una vita che sembra un romanzo.

Frankenstein è un libro di Mary Shelley celebre in tutto il mondo, ma non è l’unico romanzo scritto da questa autrice, che produsse anche diversi altri romanzi e numerosi racconti e dalla vita affascinante e particolare. Figlia della famosa filosofa proto femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin, Mary Shelley era una ragazza intelligente e volitiva. A sedici anni si dichiarò e fuggì insieme a un amico di suo padre, il poeta Percy Bysshe Shelley. I due si recarono nel continente, spostandosi tra la Svizzera e l’Italia con dei brevi ritorni in Gran Bretagna e vissero insieme fino al 1822, anno della tragica morte di Shelley.

Rimasta vedova e con un figlio, Mary Shelley ritornò in Gran Bretagna: la sua situazione finanziaria era precaria e il suocero si offrì di aiutarla a patto che rinunciasse al proprio cognome da sposata, alla custodia del figlio e ad occuparsi delle opere del defunto marito.

Mary rifiutò quelle durissime condizioni e si sostenne per anni scrivendo. Nel tempo, Sir Timothy concesse comunque un modesto assegno alla nuora per sostenere gli studi del nipote Percy Florence. Una biografia appassionante e intensa, che mostra alcuni lati non troppo conosciuti di questa grande scrittrice ottocentesca.

Frankenstein di Mary Shelley film, serie tv, libri e non solo.

Quanto deve la letteratura di fantascienza a Mary Shelley e al suo Frankenstein? Quando seguiamo delle serie tv di successo come il recentissimo Alien Earth e vediamo un futuro sempre più prossimo abitato da androidi ed esseri umani sintetici o potenziati, non possiamo che pensare alla sfida del dottor Viktor Frankenstein contro la divinità, al suo innalzarsi oltre i confini stabiliti dalla natura.

La potenza di questa immagine spaventosa e affascinante è riflessa nelle numerose rappresentazioni e rivisitazioni di Frankenstein che costellano il mondo della letteratura, ma anche altri media come il cinema, la televisione, il teatro, i fumetti e i videogiochi.

L’ultima versione in ordine di tempo è quella del regista premio Oscar Guillermo Del Toro, artista sensibile ai temi del dark fantasy in opere come Il labirinto del fauno (2006) e La forma dell’acqua – The Shape of Water (2017), con cui vinse il Leone d’oro a Venezia e due Oscar nelle categorie miglior film e miglior regista. Fortemente legato al mondo delle fiabe e dell’horror, Del Toro aveva dichiarato già nel 2007 di voler lavorare a un adattamento cinematografico del romanzo Frankenstain di Mary Shelley.

Il film è stato presentato in anteprima assoluta alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia giunta alla sua ottantaduesima edizione il 30 agosto 2025. Adesso, non ci resta che aspettare che venga distribuito, per poter rivivere ancora una volta sul grande schermo le inquietudini di Mary Wollostonecraft Shelley e il fascino senza tempo di un romanzo immortale che… dovrebbe essere in tutte le librerie.

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