Pubblichiamo la lettera aperta alle donne che hanno avuto a che fare o che stanno ancora con un narcisista di Dedy Leone, che l’ha vissuto sulla sua pelle.

Questa che state per leggere non è solo una storia, ma una voce che prende forma dopo il silenzio. È la lettera di una donna che ha attraversato l’oscurità, che ne ha conosciuto il peso e le ferite, e che oggi sceglie di raccontarsi. Non per spiegarsi, ma per tendere una mano. Lei è Dedy Leone, una donna coraggiosa la cui storia parla a chi ha vissuto il buio e, soprattutto, a chi da quel buio sta ancora cercando una via d’uscita.

Abbiamo raccolto il suo appello a tutte le donne a trovare il coraggio di amarsi e salvarsi. Prendete esempio da Dedy Leone.

Fuggite, chiedete aiuto se sospettate di essere vittime di un narcisista!

Care donne, mogli, madri, compagne,

ci sono storie che non nascono per essere raccontate, ma che diventano necessarie. La mia è una di queste. Per molti anni ho vissuto dentro una relazione che aveva l’aspetto dell’amore ma il respiro della prigionia. Una storia che, vista da fuori, appariva “perfetta”, ma che dentro consumava tutto: dignità, lucidità, identità. Non mi sono accorta subito del pericolo. Nessuna ci riesce. Si inizia con una parola detta in tono sbagliato, un rimprovero velato, un sospetto travestito da attenzione. Poi arrivano gli scatti d’ira, le umiliazioni basse, le privazioni mascherate da “protezione”.

Un lento sgretolamento che ti convince che la colpa sia tua, sempre tua, inevitabilmente tua.

E intanto cambi. Ti rimpicciolisci. Ti adatti. Ti annulli.


E quando provi a ribellarti, ti ritrovi intrappolata in un meccanismo psicologico che sa colpire dove fa più male: l’anima. Io ho conosciuto l’abisso di questa dinamica. Lo dico con la freddezza di chi riporta un fatto: ho rischiato la vita. Non è una frase ad effetto, è la realtà di molte donne che vivono accanto a un manipolatore che vuole il controllo totale, anche a costo della distruzione fisica e mentale dell’altro. Per questo oggi ho raccontato la mia vicenda in un libro “Viaggio nel tunnel del narcisista”, per questo oggi vi scrivo. Non come esperta, non come narratrice, ma come donna che ce l’ha fatta a uscire dal buio.

I segnali ci sono sempre. Il problema è riconoscerli.


Quando qualcosa vi fa paura, quando vi sentite costrette a pesare ogni frase, quando la gelosia diventa regola e il giudizio un’abitudine, quello non è amore.
È un allarme. E non va ignorato.

Ricordate queste parole: l’amore non confonde, non ferisce, non umilia.

Chiedere aiuto non è una debolezza: è un atto di sopravvivenza.

Durante quei mesi io non ho trovato il coraggio di chiedere sostegno subito. Mi vergognavo, pensavo che nessuno potesse capire.
La verità è che fuori c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltare: un’amica, un familiare, una professionista, un’associazione.
La mano che vi tira fuori esiste, ma dovete tendere la vostra.

La vergogna non appartiene a chi subisce, mai.

È una trappola.
Una delle più potenti.
Si deve vergognare – ma nei fatti non avviene, mai – chi manipola, chi tradisce, chi controlla. Non chi sopravvive.

E se il primo campanello d’allarme suona, non aspettate che diventi sirena. Andate via.

Non date tempo alla violenza di raffinarsi, alla manipolazione di radicarsi.
Il distacco precoce salva, sempre.

Oggi, mentre scrivo queste righe, ho ricostruito la mia voce. Una voce che crede ancora nell’amore, ma non più in quello che distrugge. In quello che libera.

Vi prego: proteggetevi, ascoltatevi, credete alla sensazione che vi stringe lo stomaco. È lì che nasce la vostra verità.

Con tutta la solidarietà che posso offrirvi,
Dedy

Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter

Sostienici, clicca qui: PINK