Anna Bolena è, con tutta probabilità, una delle più famose regine consorti d’Inghilterra e Irlanda. Ma noi parleremo di come Anna affascinò e mantenne alto l’interesse di Enrico VIII rifiutandosi di diventare la sua amante e puntando al trono, per poi finire decapitata con l’accusa di alto tradimento.

Vogliamo parlare dell’impatto che Anna Bolena ha avuto e ha tuttora nel nostro immaginario collettivo. Girano ancora parecchie leggende su di lei: da quella secondo cui avrebbe avuto addirittura sei dita, particolare stregonesco piuttosto inverosimile, al fatto che il suo fantasma infesti ancora Londra.

In un celebre ritratto, la vediamo spiccare su uno sfondo nero. Indossa un bellissimo abito dalla scollatura quadrata. Una cuffia le copre i capelli scuri, come gli occhi. Le labbra sono piegate nell’accenno di sorriso enigmatico e consapevole.

Di lei, i contemporanei sostenevano che avesse una bella bocca. A ornare il vestito e il copricapo, una profusione di perle, come di perle è la collana che porta al collo, su cui è appeso un ciondolo vezzoso a forma di B.

Anna Bolena: la storia di una donna che affascinò un re.

Anna Bolena venne descritta nelle varie fonti come una donna affascinante, intelligente, brillante, orgogliosa e determinata. Ma non è passata alla storia per questo, quanto per la sua condanna a morte e perché il breve matrimonio con Enrico VIII Tudor creò una serie di sconvolgimenti di natura religiosa e politica, che confluirono nello Scisma anglicano.

Figlia di un diplomatico, Anna Bolena, o Anne Boleyn, crebbe tra la corte francese e quella inglese. Fu la damigella d’onore della reggente dei Paesi Bassi Margherita d’Asburgo, di Maria Tudor e della regina francese Claudia di Valois-Orléans. Al suo ritorno in Gran Bretagna, portò con sé un bagaglio culturale enorme. Oltre all’approfondita conoscenza della lingua e della cultura francese, aveva sviluppato un profondo interesse per le arti e la filosofia religiosa.

All’inizio degli anni Venti del Cinquecento,Enrico VIII si invaghì della sorella di Anna, Maria Bolena, già amante di Francesco I di Francia. Dopo pochi anni e, forse, due figli illegittimi, la relazione si raffreddò e il re, nel 1526, si innamorò dell’ambiziosa e intelligentissima Anna.

Diversamente dalla sorella, quest’ultima non voleva essere solo l’ennesima amante del re. Del resto, aveva visto bene cosa le sarebbe successo, finendo a letto con il sovrano. Per questo motivo, resistette a ogni tipo di corteggiamento fintanto che Enrico VIII fosse rimasto sposato con la moglie,Caterina d’Aragona. Il suo scopo era quello di diventare la regina d’Inghilterra, titolo che ottenne, anche se per una manciata di anni.

Lo Scisma Anglicano.

Gli storici si sono interrogati a lungo su quale sia stato l’impatto di Anna Bolena sulla nascita della Chiesa d’Inghilterra. Di certo, la volontà di sposare Anna e avere da lei un erede maschio che rafforzasse la dinastia Tudor pesò nelle decisioni di Enrico VIII, ma per quanto la storia dello Scisma anglicano abbia le caratteristiche di un affascinante intrigo politico, conferire ad Anna Bolena tutta la responsabilità della frattura tra il papato e il trono inglese è eccessivo.

Nella scelta pesarono altre questioni, come il fatto che Caterina d’Aragona ed Enrico VIII, durante il loro lungo matrimonio, non fossero riusciti ad avere un erede maschio che sopravvivesse di qualche mese alla nascita. A ciò occorre sommare la sopraggiunta infertilità della regina dovuta all’età.

Alla non banale questione dinastica, si affiancarono il rifiuto del papa di annullare il matrimonio del sovrano per non fare un torto alla corte spagnola e la conseguente ira di Enrico. La sua personalità volitiva mal si accordava con l’idea che qualcuno, fosse pure il pontefice, potesse dirgli cosa fare.

Non solo per amore di Anna: la questione finanziaria.

La decisione di separarsi da Roma aveva degli indubbi vantaggi finanziari, che un re munifico come Enrico non poteva ignorare. Dividersi dalla chiesa di Roma avrebbe garantito la possibilità di appropriarsi dei numerosi beni ecclesiastici situati in Gran Bretagna. La scelta, inoltre, si inseriva in un contesto culturale già favorevole al cambiamento perché permeato dalle idee luterane.

Nel 1533, dopo ben sette anni di corteggiamento e numerosi privilegi elargiti a lei e alla sua famiglia, Enrico VIII sposò finalmente Anna Bolena. Qualche mese prima delle nozze con lei, il re volle nominarla marchese di Pembroke (al maschile). Non si tratta di un dettaglio irrilevante, perché era la prima volta che nel territorio inglese il titolo di pari veniva concesso a una donna. Il privilegio garantiva ad Anna numerosi territori situati nel Galles e avrebbe potuto essere ereditato dai figli maschi della donna.

Anna Bolena: la strega regina.

Una corte sfarzosa, investimenti volti a ristrutturare palazzi secondo il gusto estroso e raffinato degli sposi. Anna Bolena, da regina consorte, aveva un entourage più numeroso rispetto a quello di Caterina d’Aragona, ma questa esibizione di lusso e ricchezze varie non deve essere vista con gli occhi dei contemporanei.

Nell’Età Moderna, e non solo, i membri delle famiglie reali dovevano mostrare quanto fosse potente la monarchia sfoggiando beni e gioielli e spendendo cifre importanti in beni immobili.

Il motto che Anna assume come regina è la più felice, ma non tutto procede per il verso giusto. La sua unione con Enrico VIII è passionale e tempestosa. I due litigano spesso. Il sovrano è infedele e mal tollera l’intelligenza vivace e spiccata e l’intuito per la politica di Anna. A peggiorare le cose, il primo figlio della coppia non è l’agognato erede maschio, ma una bambina: la futura, grandissima, regina Elisabetta I.

La delusione quasi spinge Enrico VIII a separarsi da Anna per tornare da Caterina, nonostante gli anni spesi per annullare il matrimonio con lei. Ma, nonostante l’iniziale titubanza, il re finisce per riconciliarsi con la Bolena, che rimane nuovamente incinta. La gravidanza, però, si conclude con un aborto.

Al dolore per la perdita del figlio, Anna deve sommare il disprezzo che le riserva il popolo, affezionato alla precedente regina: già al momento dell’incoronazione nell’Abbazia di Westminster gli inglesi si rifiutano di darle il dovuto rispetto.

ll declino di Bolena.

Alla Bolena il popolo non perdona l’aver umiliato Caterina d’Aragona, amatissima per la sua fede cristiana. Anna, inoltre, viene vista come la causa principale che ha spinto Enrico ad abbandonare la Chiesa di Roma.

Per la gente è facile credere che Anna sia una strega che abbia lanciato un sortilegio al loro re. Proprio in questo momento nasce il pettegolezzo, vivo ancora oggi, secondo cui Anna avesse sei dita e un grande neo sul collo: marchi diabolici, come diaboliche erano le presenze che alcuni indovini dicevano di aver visto accanto alla nuova regina.

Il particolare delle sei dita è piuttosto inverosimile, se consideriamo che frequentò sia la corte inglese che quella francese. Un simile difetto non l’avrebbe fatta avvicinare alla regina di Francia o alla reggente dei Paesi Bassi.

La morte di Caterina d’Aragona peggiorò la situazione di Anna: i suoi nemici a corte aumentarono. Thomas Cromwell, importante figura politica vicino al sovrano, era in disaccordo con lei su come andassero redistribuiti i beni confiscati alla Chiesa. Come se non bastasse, la regina non era ancora riuscita a dare un erede maschio a Enrico VIII.

Il re stesso cominciò a pensare che la sua unione con lei fosse maledetta e iniziò a corteggiare una delle sue dame, Jane Seymour, colmandola di onori.

Ad Anna non servì molto altro per capire che, a breve, sarebbe stata ripudiata, ma la sua sorte fu diversa da quella di Caterina d’Aragona. Nel 1536, a soli tre anni dalle nozze, la Bolena venne accusata di alto tradimento, arrestata e condotta nella Torre di Londra. Morirà decapitata la mattina di venerdì 19 maggio 1536.

Anna Bolena: le leggende e la riabilitazione.

Subito dopo la morte di Anna iniziarono a circolare una serie di leggende vive ancora oggi. Alcune riguardano le spoglie della regina consorte, sepolte secondo alcuni accanto ai suoi antenati, nel Norfolk, per altri nell’Essex o nel Suffolk. Altri racconti popolari, tardivi e pittoreschi, vogliono lo spirito della regina imprigionato nell’Etna, condannato a un supplizio eterno per aver spinto Enrico VIII ad allontanarsi dal cattolicesimo. Certe storie raccontano addirittura che, alla morte di Anna, i ceri sulla tomba di Caterina d’Aragona si accesero all’improvviso.

Più suggestive e stregonesche sono alcune storie secondo cui il fantasma di Anna Bolena vaghi ancora nella Torre di Londra, sebbene alcuni sostengano di averlo visto comparire anche in altri castelli.

I ritratti di Anna Bolena fatti mentre lei era in vita non sono sopravvissuti, a eccezione di un medaglione. Con tutta probabilità, dopo la sua morte vennero distrutti. Una damnatio memoriae interrotta dall’ascesa al trono della figlia Elisabetta, che ne riabilitò la memoria. È durante il suo regno che furono eseguite la maggior parte delle immagini riguardanti la tragica regina.

Anna: dalle serie tv ai romanzi.

La vita intensa e burrascosa di Anna Bolena ha ispirato nel tempo un numero enorme di film, serie TV e romanzi di successo, come la biografia romanzata di Philippa Gregory L’altra donna del re. Ne è stato tratto un film con Natalie Portman nel ruolo di Anna Bolena, Scarlett Johansson come Maria Bolena ed Eric Bana (Enrico VIII).

Da vedere anche la serie TV I Tudors, mentre chi vuole ritrovare accuratezza storica e romanzo potrà leggere i libri della scrittrice e storica Alison Weir e la trilogia Wolf Hall della scrittrice britannica Hilary Mantel, vincitrice del Booker Prize. In quest’ultima saga Anna Bolena è presente in particolare in Wolf Hall e in Anna Bolena, una questione di famiglia, pubblicati in Italia da Fazi Editore.

Nel mondo del teatro la vicenda di Anna Bolena ispirò Donizetti nel 1830. L’opera ebbe una seconda giovinezza quando il regista Luchino Visconti ne curò l’adattamento nel 1957 alla Scala di Milano, con l’immensa Maria Callas nel ruolo di Anna.

Perché ci affascina ancora oggi?

Anna Bolena non è solo l’affascinante regina a cui venne tagliata la testa con una spada, in una visione che la vuole o strega o seduttrice. È anche il punto in cui storia e immaginazione si scontrano. Una donna che, all’interno delle regole spietate della corte Tudor, rifiuta il ruolo provvisorio dell’amante del re e cerca una piena legittimazione. Un riconoscimento del proprio valore.

In un sistema politico e culturale in cui l’ambizione e l’intelligenza erano qualità premianti negli uomini, ma sospette nelle donne, Anna Bolena si pone come una figura disturbante. Non subisce l’attenzione del re, ma la governa, l’amplifica e la rende spendibile sul piano politico. E proprio questo comportamento, del tutto in linea con le strategie familiari della nobiltà rinascimentale e non solo, sarà letto come manipolazione e seduzione.

La distanza tra la Anna storica e la Anna del mito nasce proprio da qui. La prima è un’attrice politica inserita in una rete di interessi dinastici; la seconda è una costruzione culturale che serve a spiegare, e in parte a esorcizzare, una rottura epocale. Attribuirle il ruolo di strega o di causa unica dello Scisma anglicano significa semplificare questioni molto più complesse e, ancora una volta, trasformare una donna ambiziosa in un capro espiatorio.

Hilary Mantel e la trilogia Wolf Hall.

Nella narrativa contemporanea, Anna Bolena, Enrico VIII e, soprattutto, Thomas Cromwell sono i protagonisti della fortunata trilogia Wolf Hall di Hilary Mantel. La scrittrice britannica ci restituisce una visione della regina vista con un occhio critico e senza alcuna lente romantica o inquisitoria. Anna è una donna volitiva e fin troppo intelligente. Capisce l’importanza di ogni sua mossa e sa quanto sia fragile il suo ruolo a corte, senza un figlio maschio che ne legittimi la presenza.

Tenta di fare il bene per la sua famiglia e diventa una furia quando capisce che il marito sta perdendo interesse nei suoi confronti. Ma, soprattutto, analizza con acume la situazione in una serie di splendide e profonde interazioni con il suo antagonista nel romanzo, Thomas Cromwell.

Nella trilogia di Wolf Hall Anna Bolena non è più una figura demoniaca o solo seduttrice, ma una presenza politica vibrante, osservata attraverso lo sguardo lucido e spietato di Thomas Cromwell. Non un simbolo, ma una donna consapevole, inserita in un sistema di potere che non ammette ingenuità.

Forse Anna Bolena continua a parlarci proprio perché incarna una tensione che non abbiamo mai risolto davvero: quella tra potere femminile e legittimità, intelligenza e sospetto, ambizione e colpa.

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