La solidarietà fra donne trova nei social media una voce collettiva, uno spazio per condividere esperienze, sostenersi a vicenda e promuovere cambiamenti sociali.
La solidarietà femminile nasce con Hashtag come #MeToo, #TimesUp, #EverydaySexism, #WhyIStayed o #NiUnaMenos, i quali hanno trasformato esperienze personali in dialogo collettivo. Il #MeToo ha portate alla luce migliaia di testimonianze di donne che hanno subito atteggiamenti inopportuni e abusi, così come #NiUnaMenos, in Argentina, ha unito uomini e donne contro il fenomeno sempre più dilagante del femminicidio .
Questi hashtag permettono una solidarietà immediata, che unisce donne di culture diverse sotto messaggi comuni di resistenza e appartenenza.
Dalle campagne contro la violenza alle reti di supporto accoglienti, i social rappresentano oggi un luogo di solidarietà autentica e concreta per le donne di tutto il mondo.
Gruppi online di supporto.
Oltre agli hastag, le donne creano, sempre più spesso, gruppi chiusi o aperti sui social per offrire supporto emotivo, informazioni e orientamento. A volte aprirsi con donne che non si conoscono e che sono distanti da noi, permette di parlare con meno inibizioni perchè non si teme un particolare giudizio.
Per esempio, in Perù esiste il gruppo #LasRespondonas, dove le donne che ne fanno parte cercano di sostenersi in caso di violenza o discriminazione. Tali realtà, dunque, possono diventare dei veri e propri spazi di cura collettiva dove si può trovare sempre qualcuno disposto ad ascoltare.
I movimenti che mostrano l’inclusione.
Movimenti come quelli citati, ma ce ne sono davvero tanti, hanno anche evidenziato come storie di maltrattamenti e abusi a danno di donne indigene, trans e di colore, siano state spesso ignorate. è ciò stava portando alla perdita di fiducia nella giustizia e nel valore delle leggi. Questi gruppi, dunque, offrono un’accoglienza trasversali che passa oltre il colore, la razza o la nazionalità.
Attivismo concreto.
I social media non servono solo a condividere storie ma anche a organizzare manifestazioni e eventi. La solidarietà femminile ha coinvolto anche volti noti dello spettacolo e dello sport, anche uomini che condividono il messaggio di fondo e vogliono far parte di questi movimenti per avere la possibilità di costruire una società migliore per le nuove generazioni. Un esempio è quello lanciato nel 2017 dalla Women’s March del 2017, diffusa online, che ha portato in strada milioni di persone per i diritti delle donne e per la giustizia sociale.
L’unione fa la forza.
In un mondo digitalizzato, la solidarietà femminile si trasforma in azione concreta, unendo voci, corpi e storie. In questo caso, i social non sono solo piattaforme, ma qualcosa di più: diventano luoghi di resistenza e costruzione collettiva che le donne creano per combattere l’abuso e il maltrattamento. I movimenti nati online ci hanno mostrato che la solidarietà femminile è resilienza, ma anche costruzione attiva di un nuovo immaginario collettivo.
In questo spazio virtuale, spesso ostile, le donne hanno trovato un modo per riscrivere le regole, per farsi sentire, per non essere più sole. E se il digitale può amplificare la violenza, può anche essere l’eco potente della resistenza.
No alla cultura del silenzio.
Se il digitale ha il potere di amplificare la violenza, ha anche la capacità, se ben utilizzato, di generare forme inedite di alleanza, consapevolezza e cambiamento. Le donne che si sono sostenute online hanno costruito un archivio vivo di resistenza: un luogo dove ogni storia rompe l’isolamento e ogni parola contribuisce a scardinare la cultura del silenzio. La solidarietà femminile, in rete come nella vita, è un atto rivoluzionario.
Non è solo un gesto morale: è un modo di riscrivere il presente e immaginare un futuro dove nessuna sia lasciata sola.
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