È un romanzo di luci e ombre quello di Emily Howes, Le figlie del pittore per Neri Pozza che racconta la vita delle figlie di Thomas Gainsborough e il difficile apprendistato alla libertà.

Le figlie del pittore è un romanzo sulla bellezza, ma soprattutto sul prezzo della bellezza. Emily Howes costruisce una storia che sembra muoversi come un quadro: per strati, per chiaroscuri, per improvvise accensioni emotive.

Al centro c’è una famiglia e un padre artista, figura magnetica e ingombrante, attorno a cui ruotano le vite delle figlie. Crescere all’ombra di un genio significa imparare presto che l’amore può essere insieme nutrimento e sottrazione. Le figlie del pittore non sono solo personaggi: sono sguardi che cercano di capire chi sono, mentre vengono costantemente viste attraverso gli occhi di qualcun altro.

Ipswich, 1759.

Nella terra verde del Suffolk, il pittore Thomas Gainsborough divide la sua vita tra i paesaggi che ama e i ritratti dei ricchi della città, che dipinge per sostentare la famiglia: la moglie Margaret e le due figlie, Molly e Peggy. Le bambine sono inseparabili, fantasmi gemelli che corrono su e giù per le scale buie della casa con le mani gocciolanti dei colori con cui, di tanto in tanto, il padre permette loro di giocare. Sono convocate sempre insieme; benvenute, scacciate, ritratte sempre insieme.

Fermate in un unico istante nei quadri paterni, mentre i loro vestiti splendono di sete azzurre e gialle. Eppure Peggy a volte non capisce dove vada Molly, quando gli occhi le diventano pietre vacue nel viso e i suoi gesti si fanno incoerenti. Molly rimane immobile, le parole che le scivolano via dalla mente, la bocca floscia. Dopo, non ricorda mai nulla, e tocca a Peggy inventare le storie più inverosimili per giustificare quelle stranezze agli occhi materni, ormai cerchiati da profonde ombre viola. Ma quando la famiglia Gainsborough si trasferisce a Bath – nell’intima speranza di imbrigliare le eccentricità della figlia maggiore –, il segreto diventa sempre più difficile da nascondere. L

a grande città è un mondo ben diverso dai campi in cui le sorelle si muovevano con selvaggia libertà: è fatta di educazione e buone maniere, di momenti rituali e appropriate amicizie. Le bambine ora sono ragazze da inserire al più presto in una società dove ogni passo falso può costare caro. Quello di Peggy è un fardello gravoso da portare, spaventosa la minaccia che incombe su Molly: l’istituto per i malati di mente. E quando l’amore, inaspettato, giunge a scuotere quel sodalizio dettato dalla forza del sangue, Peggy si troverà di fronte a una scelta estrema.

Il corpo come tela.

Howes scrive un romanzo in cui il corpo femminile è insieme soggetto e oggetto: corpo guardato, dipinto, interpretato. Le figlie di Thomas Gainsborough crescono imparando che la loro identità passa attraverso la percezione esterna: la bellezza, la grazia, il talento, ma anche la ferita di non essere mai davvero autonome.

Il pittore ama le sue figlie, ma le ama come si ama un’opera: con desiderio di possesso, con paura della perdita, con una forma di egoismo che non sa di essere tale. Ed è in questa ambiguità che il romanzo trova la sua forza più autentica.

Una scrittura sensibile e luminosa.

La scrittura di Emily Howes è delicata e insieme precisa. Non indulge mai nel melodramma: preferisce le crepe sottili, le tensioni che non esplodono subito, i silenzi familiari che diventano paesaggi interiori. Ogni pagina ha una qualità visiva, quasi pittorica: si vedono le stanze, i colori, le posture, ma soprattutto si percepisce l’aria emotiva che le attraversa.

C’è una grazia profonda nel modo in cui l’autrice racconta la crescita, la separazione, la fatica di diventare sé stesse senza rinnegare chi ci ha generato.

Un romanzo sull’eredità invisibile.

Le figlie del pittore è un romanzo sull’eredità: non quella materiale, ma quella emotiva. Che cosa ci lasciano i nostri genitori, oltre al sangue e al nome? Quali immagini interiori ci abitano per sempre? È un libro che parla di arte e famiglia, ma anche di libertà femminile, di identità, di emancipazione lenta e dolorosa. Un romanzo che non cerca colpi di scena, ma verità sottili.

Alla fine della lettura resta una sensazione rara: quella di aver attraversato una storia che non urla, ma resta. Come un quadro che continui a guardare anche quando esci dal museo.

Link per l’acquisto: Le figlie del pittore

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