Ultimo valzer di una ragazza per bene di Tullio Avoledo (Neri Pozza) è il romanzo di una giovinezza che impara a disobbedire. Ma è anche l’indagine dell’avvocato Contrada, che scava nelle fragilità umane.
È un romanzo che danza sul confine tra innocenza e disincanto. Ultimo valzer di una ragazza per bene ha la grazia malinconica delle storie che sanno già come finiranno, ma continuano a muoversi lo stesso, perché fermarsi sarebbe peggio.
Tullio Avoledo racconta una protagonista che sembra fragile solo in apparenza. In realtà è una figura che attraversa il mondo con una sensibilità acuta, quasi dolorosa, cercando un posto dove la propria voce possa esistere senza essere corretta, normalizzata, ridotta.
Una ragazza per bene.
La protagonista è una giovane donna cresciuta secondo regole precise: essere composta, gentile, irreprensibile. Una “ragazza per bene”, appunto. Ma dentro di lei cresce un’inquietudine che non trova parole: il desiderio di capire chi è davvero, oltre ciò che le è stato insegnato.
Quando nella sua vita entra una figura capace di smuovere questo equilibrio — un incontro che porta con sé attrazione, spaesamento e promessa di un altrove — la sua esistenza ordinata comincia a incrinarsi. Il romanzo segue il suo percorso di scoperta: la prima passione, la disillusione, la perdita dell’innocenza, la necessità di scegliere tra obbedienza e libertà.

Un’indagine di Vittorio Contrada.
È un inverno insolito quello in cui l’avvocato Vittorio Contrada è costretto a guardare in faccia il proprio passato. E quel passato ha gli occhi chiari, il passo sicuro e il volto di una donna incontrata molti anni prima sui banchi di scuola. Un tempo idealista e ribelle, oggi è diventata la moglie di un imprenditore di successo, circondata da lusso, viaggi e riconoscimenti. Ma dietro questa vita perfetta si nasconde una crepa profonda: sua figlia Ada è in pericolo.
Qualcuno la minaccia. Forse uno stalker, forse un rapitore, forse una vendetta che affonda le radici negli affari del padre. Il racconto della madre è carico di paura e lacrime, ma basta poco per capire che la verità è più complessa. Ada non è soltanto una ragazza fragile esposta al male del mondo. Di notte, quando le luci si spengono e restano accesi solo gli schermi di computer e telefoni, conduce una vita segreta che nessun adulto immagina davvero.
Il suo doppio volto è fatto di scelte estreme, di solitudine e di una determinazione che sfida ogni morale convenzionale. Le sue ragioni sono incomprensibili per chi la osserva dall’esterno, ma sono anche pericolose, capaci di trascinarla verso un orizzonte sempre più oscuro.
Proteggerla significa entrare in un labirinto di ricordi, colpe e responsabilità, e allo stesso tempo inseguire una verità che scivola continuamente di mano. È una corsa contro il tempo che si svolge mentre sulla città cade una neve leggera e indifferente, come se il mondo continuasse a respirare senza accorgersi del dramma che si consuma.
Il valzer.
Il “valzer” del titolo è il movimento di questa trasformazione: un girare tra ciò che si è stati e ciò che si diventa, tra morale e desiderio, tra sicurezza e rischio. Tullio Avoledo racconta una crescita femminile fatta di esitazioni, sogni e piccoli tradimenti di sé, senza mai giudicare la sua protagonista, ma accompagnandola con uno sguardo partecipe e delicato.
È una storia di formazione che parla di solitudine, di amore imperfetto e della fatica di restare fedeli alla propria sensibilità in un mondo che chiede di essere più duri.
Il valzer non è solo una metafora: è il ritmo di una giovinezza che gira su se stessa, tra desiderio di purezza e necessità di sporcarsi le mani con la realtà. È un romanzo che parla di educazione sentimentale, ma anche di solitudine, di illusioni, di quella strana nostalgia che si prova per qualcosa che non è ancora successo.
La scrittura di Avoledo è limpida e attraversata da una tenerezza inquieta. C’è ironia, ma non cinismo. C’è dolore, ma senza compiacimento. E soprattutto c’è uno sguardo profondamente umano su ciò che significa crescere restando “per bene” in un mondo che non premia la gentilezza.
Con questo romanzo, Tullio Avoledo costruisce un giallo che scava nelle fragilità umane, raccontando il confine sottile tra bene e male, tra innocenza e colpa, con una scrittura ironica, feroce e attraversata da una sorprendente tenerezza. È un libro che si legge come si ascolta una musica lontana: con un nodo alla gola e un sorriso leggero.
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