𝑺𝒂𝒃𝒂𝒕𝒐, 𝑫𝒐𝒎𝒆𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝑺𝒕𝒖𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆𝒔𝒔𝒂 di Alessandro Pagani è secondo lavoro del progetto musicale 𝐏𝐔𝐀𝐇, un album, disponibile dal 6 febbraio scorso in formato digitale, è distribuito da 𝘼𝙪𝙙𝙞𝙤𝙜𝙡𝙤𝙗𝙚. L’intervista.

Alessandro Pagani, musicista e scrittore, nasce a Firenze l’11 gennaio 1964, in un sabato avvolto dalla nebbia. La sua data di nascita coincide con il debutto della Nutella e con quella di Albert Dupontel, attore, comico e regista francese, citato quasi per sdrammatizzare. Lavora come impiegato pubblico presso l’Azienda Sanitaria.

Negli anni Ottanta, nel cuore della Firenze vivace e innovativa, protagonista della scena culturale e avanguardia new wave, Alessandro entra a far parte del movimento underground fiorentino noto come Pat Pat Recorder.

Durante questo periodo, inizia il suo percorso musicale collaborando con diverse band: dagli Stropharia Merdaria, storica formazione punk locale, a Parce Qu’Il Est Triste (rock demenziale), passando per Hypersonics (psichedelia elettronica, con partecipazione allArezzo Wave nel 1990), Subterraneans (Noise Garage), Malastrana(post-rock) e successivamente Valvola (lounge, elettronica, hauntology). Assieme a Giuseppe Barone e Gianni Antonino, fonda l’etichetta discografica indipendente Shado Records, operativa fino al 2007.

Alessandro Pagani nel suo studio di registrazione
La genesi di Sabato, Domenica e una Studentessa.

Con la band alternativeStolen Apple” suona la batteria fino al 2021, contribuendo alla realizzazione dei loro due album: “Trenches”, il debutto del 2016, seguito da “Wagon Songs” nel 2020. Attualmente si esibisce come batterista nei KUMA X (punk rock) e porta avanti il progetto elettronico PUAH (Piccola Unità Anti Hi-fi), da cui è nato l’album “Due Acca Hho” all’inizio del 2024. Il secondo lavoro, “Sabato, Domenica e una studentessa”, uscirà nel febbraio 2026.

Alessandro non si limita alla musica: è anche ideatore della pagina ironica “Meme o non meme” su Facebook e volontario dell’A.V.O. (Associazione Volontari Ospedalieri), dove porta allegria suonando per anziani nelle R.S.A. Inoltre, è autore di diversi libri umoristici che arricchiscono il suo profilo artistico.

Le sue pubblicazioni comprendono: Le Domande improponibili– autopubblicato nel 2015, Perchè non cento? edito da Alter Ego/Augh Edizioni nel 2016, Io mi libro, edito da Rue De La Fontaine Edizioni nel 2018 (una frase di questo libro sia stata inserita nell’agenda Comix 2018/2019, 500 chicche di riso edito da Rue De La Fontaine Edizioni nel 2019, infine, I Punkinari, pubblicato da Nepturanus Edizioni nel 2024.

Attualmente sta lavorando al prossimo libro I PARKINARI (I Punkinari bis…avoli), in uscita con Nepturanus Editore durante il 2026.

Noi abbiamo intervistato Alessandro Pagani per scoprire qualcosa in più…

Ciao Alessandro, cosa è il progetto musicale “𝐏𝐔𝐀𝐇”?

Puah (acronimo di “Piccola Unità Anti Hi-fi”), è il minuscolo studio di registrazione lo-fi che ho imbastito nella mia cameretta, nonché principale concezione della musica che ho in questo momento. Questo progetto personale nasce con l’intento di ‘non’ partecipare alla corsa spietata verso la tecnologia più avanzata dei nostri giorni, cercando di recuperare, almeno nelle intenzioni, la magia dei suoni analogici, caldi e artigianali, caratterizzati da imperfezioni piacevoli come la saturazione armonica, in contrapposizione alla precisione fredda del digitale moderno. In più, come il suono onomatopeico suggerisce, il progetto e il nome simboleggiano la distanza e il disgusto verso un mondo pieno di orrori e ingiustizie, qual è purtroppo il nostro oggi.

Ti ho intervistato in precedenza come scrittore per I Punkinari, insomma, puoi essere considerato un artista a tutto tondo, quale è però l’attività che senti di più affine a te o quella che ti rispecchia di più?

Mi piace navigare in più mari, la curiosità verso nuovi terreni e nuove acque non deve mai mancare altrimenti la vita sarebbe troppo piatta e siccome il mondo è circolare, anche a me piace spaziare a tutto tondo – incluso suonare la batteria – adesso con un gruppo punk fiorentino dal nome “Kuma X”. Per quanto riguarda la scrittura, sebbene scriva da tempo immemore, i frutti letterari stanno sbocciando da poco, a sostegno dell’ironia e della leggerezza che non manca e non scarseggia mai durante le mie giornate.

Di cosa tratta 𝑺𝒂𝒃𝒂𝒕𝒐, 𝑫𝒐𝒎𝒆𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝑺𝒕𝒖𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆𝒔𝒔𝒂 e perché questo titolo?

Sabato, Domenica e una Studentessa è un concept album, un’opera unica nel suo genere, interamente strumentale, a cui tengo moltissimo. È un lavoro diy sperimentale, molto incentrato sul basso elettrico con melodie minimali, talvolta distorte e ossessive, che cercano un proprio senso e una propria collocazione all’interno di uno scenario lo-fi.

L’intenzione era di fotografare dal punto di vista sonoro il fine settimana di una studentessa diversa dalle altre, dissonante con il mondo ma non con la realtà, una ragazza con un’immagine di ribellione interiore, una “mosca bianca” che si interroga sul mondo, rifiuta la superficialità e cerca autenticità in un’epoca di umano che di umano ha ben poco. In più, il titolo è un omaggio cinematografico al film omonimo (in originale “Sabato, Domenica e Lunedì”) di Lina Wertmüller, a sua volta tratto da un’opera teatrale di Eduardo De Filippo.

Ho sostituito “lunedì” con “studentessa” perché ho voluto aggiungere un elemento surreale, quasi a dire: “cosa ci fa una studentessa in un titolo del genere?” È un espediente per disorientare l’ascoltatore, rompere un po’ la quarta parete e invitare all’ascolto di un album fuori dagli schemi convenzionali.

I primi riscontri ricevuti?

È ancora troppo presto, ma fa piacere citare la rivista Rockshock che segnala il progetto come una delle realtà più interessanti del panorama pop e alternativo italiano.

Quanto è difficile oggigiorno fare musica e che consigli daresti a chi voglia intraprendere la tua strada?

Ci vorrebbe un’enciclopedia…Dovendo fare una sintesi direi l’elettronica, l’italo disco e le sonorità spaziali (Kraftwerk, Can, Neu!, Air, Moroder, D’Angiò, Oliver Onions, Daft Punk,  Faust’O, Battiato…), il minimalismo ‘pop‘ e lo stile lo-fi (Ariel Pink, Beck, Laszlo De Simone, Cosmo, Pavement, Gus Dapperton…), i riferimenti cinematografici, la parodia e l’hauntology (Morricone, Trovajoli, Pisano, Rapicavoli, Valvola, Rino Gaetano, De Andrè, Dario Fo, Petrolini, Banda Osiris, I Powerillusi…), senza dimenticare un certo tipo di punk-rock che ho sempre amato (Smashing Pumpkins, Nirvana, Foo Fighters, Amyl & The Sniffers, Viagra Boys, Fontaines Dc, Sleaford Mods, Idles, Protomartyr…); ma forse quelli più importanti qui non li ho nominati… 🙂

I tuoi punti di riferimento in ambito musicale chi sono stati?

Il panorama musicale attuale è saturo ed estremamente competitivo, a causa della facilità di pubblicare musica online e per l’abbondanza di artisti. Non basta più essere bravi, bisogna anche essere intelligenti nel promuoversi e nel costruire una propria identità, non dimenticando le giuste strategie. La cosa importante è rimanere autentici, senza comunque avere paura di sperimentare e di sbagliare: sebbene fare musica richieda tempo e impegno, è necessario essere pazienti e perseverare cercando di rimanere sempre sé stessi.

I tuoi prossimi progetti?

Il seguito del libro umoristico I Punkinari, dopo l’ottimo consenso del primo (sempre con Nepturanus editore e coi disegni di Massimiliano Zatini), qualche esibizione live con i Kuma X e per finire (ma anche questo sarà un nuovo inizio) il terzo disco di PUAH.

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