Emilio Jona, scrive di quattro donne che, in un’Italia spezzata dalla guerra, tengono insieme un destino di clandestinità e salvezza.

Le protagoniste di Quattro donne di Emilio Jana per Neri Pozza non sono eroine da monumento, ma creature vive, attraversate dalla Storia come da una corrente che non hanno scelto ma che imparano ad abitare. Jona le osserva con uno sguardo che non giudica mai: registra, raccoglie, restituisce. La sua scrittura ha qualcosa del canto sommesso e qualcosa della cronaca morale, come se ogni frase fosse una forma di rispetto.

Siamo nel 1943: la famiglia Jona — di origini ebraiche — capisce che la parvenza di normalità che fino ad allora aveva cercato di mantenere è diventata pericolosa. Decidono di entrare in clandestinità, ma non possono farcela da soli: la madre è gravemente malata e la sopravvivenza dipende dalla fiducia in chi li circonda.

Cecilia, Teresa, Marì, Delfina.

Quattro donne racconta l’esperienza di una famiglia ebrea italiana costretta alla clandestinità dopo l’8 settembre 1943. La madre è gravemente malata, i figli vengono separati per essere messi in salvo, la vita quotidiana si spezza in frammenti di paura e di attesa. A tenere insieme questo tempo fragile sono quattro donne molto diverse tra loro, che offrono rifugio, protezione, affetto e continuità quando tutto il resto crolla.

Non sono eroine da manuale di storia, ma donne comuni che compiono gesti straordinari: nascondere un bambino, dividere il poco che hanno, mantenere una promessa, custodire una memoria. Attraverso di loro, Emilio Jona racconta la Resistenza silenziosa fatta di cura, fedeltà e responsabilità morale. È una storia di salvezza quotidiana, dove la guerra resta sullo sfondo e al centro ci sono i legami umani che permettono di sopravvivere senza perdere dignità.

Il Novecento sulle spalle.

Queste quattro donne portano sulle spalle il Novecento, le sue fratture, i suoi silenzi, le sue promesse mancate. Eppure non sono simboli: sono corpi, voci, esitazioni, gesti minimi. Il loro coraggio non è epico, è quotidiano. È fatto di resistenza discreta, di fedeltà a se stesse, di memoria.

Leggere Quattro donne significa entrare in una stanza dove qualcuno ha lasciato accesa una lampada per noi. Una lampada di umanità. È un libro che insegna una cosa semplice e difficile: che la Storia non è fatta solo di grandi uomini, ma di donne che hanno continuato a vivere quando nessuno le guardava.

Link per l’acquisto: Quattro donne

Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter

Sostienici, clicca qui: PINK