“Melania”, documentario che racconta la vita della First Lady nei venti giorni che precedono il secondo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca non lascia il segno e annoia.

Il documentario strapagato “Melania” è uscito oggi sotto la regia di Brett Ratner. Il progetto è stato prodotto dalla stessa Melania Trump e venduto ad Amazon MGM Studios. L’idea del progetto è nata dopo il riscontro positivo delle sue memorie, Melania: a Memoir pubblicate nel 2024. Amazon ha acquisito i diritti del documentario dalla società di produzione della First Lady per 40 milioni di dollari, superando le offerte della Disney ($14 milioni), di Netflix e di Paramount Pictures.

Nel gennaio 2025 Amazon MGM Studios ha annunciato che la regia del documentario sarebbe stata affidata a Brett Ratner, che ritorna a dirigere una pellicola dopo le accuse di abusi sessuali del 2017.

Oltre due terzi della troupe impegnata nelle riprese a New York ha richiesto ufficialmente di non comparire nei titoli di coda del documentario.

Il documentario ha provato a sottolineare il lato umano di Melania. Lei accenna alla scomparsa della madre Amalia al rapporto duratura tra i genitori da cui si sente ispirata e al legame col figlio Barron. Viene seguita dalle telecamere mentre organizza i preparativi a Washington gestisce la transizione alla Casa Bianca e sceglie i look con lo stilista di fiducia Hervé Pierre.

Sono in primo piano il glamour americano la moda e il design di interni. Ci sono scene inedite di Mar-a-Lago e della Trump Tower. Emerge anche la passione di Melania per Michael Jackson (la si vede addirittura cantare una delle sue canzoni) e la sua premura di curare in prima persona il dietro le quinte della vita del marito.

Sembra tutto perfetto controllato e anche ripetitivo. Melania infatti si muova di continuo in questi ambienti di lusso. Non c’è alcun spazio per qualcosa di più reale legato alle vicende legali e/o politiche del marito.

Nel documentario la sua di idea di “rivoluzione” sembra più legata a un cambiamento di stile personale della sua immagine che ad altro.

Racconta il suo mondo attraverso i suoi occhi senza alcuna analisi critica. Un paradosso dal momento che Melania dichiara che sta rivoluzionando il ruolo della First Lady. Non c’è alcun accenno all’eredità lasciata da donne come Eleanor Roosevelt Jackie Kennedy Nancy Reagan Hilary Clinton Michelle Obama e Jill Biden. Donne che hanno cambiato le regole diventando parte attiva.

Be Best.

Be Best è il progetto principale di Melania. La scena con la regina Rania di Giordania è costruita per dare profondità a questo progetto. Si vedono entrambe sedute nei salotti della Casa Bianca durante un loro incontro ufficiale mentre discutono dell’importanza dell’istruzione e del benessere dei bambini.

Si nota un contrasto netto tra le due figure. Rania di Giordania è considerata a livello internazionale per il suo impegno concreto nei confronti dell’istruzione diritti delle donne e dei bambini e dello sviluppo sociale. Emerge la differenza anche nel modo di affrontare questi argomenti. Melania è molto vaga si limita a parlare di gentilezza valori mentre sta attenta alla postura perfetta a sorridere in maniera cordiale e alla scenografia intorno. Non riesce a dare senso a un contenuto reale.

Il contrasto tra Rania e Melania è evidente sin dalla prima inquadratura. Rania di Giordania si pone in maniera naturale focalizzando la sua attenzione sul tema del loro incontro riportando dati e risultati delle fondazioni attive. Melania è stata una modella e lo si nota perché dà priorità alla presenza scenica.

Sembra irrilevante parlare del progetto Be Best o di arredamento in un momento internazionale così delicato. Le First Lady ricordate dalla storia sono quelle che nei momenti come questi sono emerse per dare speranza e/o per mediare.

Donald Trump.

Donald Trump è presente in alcune scene. Definisce Melania una “grande donna complicata, ma grande” e che nessuna è come lei. Evidenzia in un’altra scena la competenza di Melania come interior designer. Dovrebbero essere complimenti ma sembrano più un commento a una splendida cornice per come vengono posti. L’indipendenza e la rivoluzione che Melania sta provando a promuovere viene percepita in maniera opposta. Sembra che abbia bisogno di una testimonianza per essere credibile agli occhi di chi la guarda.

Questa insistenza sul fatto che sia grande e unica per il marito rafforza l’idea che la sua presunta rivoluzione sia legata solo al fatto di esserci piuttosto che a una trasformazione reale. Michelle Obama come First Lady non ha avuto bisogno di un video di Barak Obama per spiegare quanto fosse influente. Michelle è riuscita a essere autonoma e applicare una soft power attraverso la comunicazione per affrontare temi sociali come l’obesità infantile e l’istruzione delle ragazze.

Si è voluto probabilmente mostrare un’immagine di famiglia unita. Una domanda spontanea è se Melania voglia emanciparsi da un marito così ingombrante. Si mostra come una First Lady con un ornamento prezioso, che commenta le varie scene inserite nel documentario. Enfatizza il calore nei suoi confronti soprattutto del personale di servizio della Casa Bianca nell’accoglierli nuovamente.

Quasi tutte le precedenti First Lady hanno lottato per i diritti delle donne attraverso le loro azioni prima della retorica: stile e attivismo possono essere strumenti di potere per cambiare. Non hanno avuto bisogno di convincere nessuno del loro valore.

Melania nel primo mandato del marito è rimasta in disparte e adesso invece è apparsa attraverso questo documentario celebrativo di se stessa. Sono i cambiamenti di ciascuno però a celebrare quello che si è. Ivana, la prima moglie di Donald Trump, è stata una spalla senza essere mai stata una First Lady partecipando attivamente nel business di famiglia.

Melania vs Ivanka.

Melania rappresenta un determinato lifestyle che fa parte della vita di Donald Trump. È una donna determinata e lo ha dimostrato nel saper ottenere che si era predisposta. Ha scelto una vita fatta di sicurezza status e privilegi. Il problema probabilmente è sorto quando è diventata una First Lady. Lei che è sempre stata una figura distante non è ancora riuscita a mostrarsi empatica, vulnerabile e naturale con una visione reale del ruolo di First Lady. È una donna con un lifestyle di lusso ma fondamentalmente irraggiungibile e intoccabile.

Non c’è alcun accenno al fatto che è stata la figliastra Ivanka la vera First Lady durante il primo mandato. Si è seduta ai tavoli del G20 ha parlato con leader mondiali e si è occupata di argomenti come imprenditoria femminile.

Barron.

Il figlio Barron appare anche lui sorridente ma non interviene esprimendo alcuna opinione. Ha ricevuto un’educazione nelle scuole più esclusive ed è abituato a stare sotto i riflettori. Eppure trasmette una sensazione di totale disagio ed estraneità in questo contesto.

Sembra non volersi trovare in questo documentario mentre la madre appare una impeccabile padrone di casa. È strano vederlo così giovane muoversi con una rigidità tipica della madre. Non trasmette la naturalezza e la spontaneità tipiche di un ragazzo diciannovenne. Ogni dettaglio è calcolato per non rompere la forma esteriore di quel lifestyle che stanno proponendo.

Le First Lady del passato hanno mostrato i figli per coinvolgere il pubblico nella vita alla Casa Bianca. I Kennedy sono stati precursori in tal senso mostrando i figli mentre giocavano sotto la scrivania. E la figlia maggiore degli Obama è stata ripresa mentre veniva accompagnata da un ragazzo nelle sue prime uscite.

Comunicazione digitale.

Melania ha compreso l’importanza del video come strategia a suo vantaggio. Tutto può essere controllato dalle luci alle inquadrature al montaggio e soprattutto non c’è un confronto diretto con la stampa e/o il pubblico reale. Si può essere presenti ma a distanza con un filtro come protezione. Non ci possono essere imprevisti come ad esempio domande inaspettate. È una First Lady “on demand” che appare quando c’è bisogno e scompare a fine ripresa. Forse è propria questa la sua rivoluzione. Si comporta come un influencer istituzionale che cura la visibilità della Casa Bianca.

Nonostante si viva in un periodo con diverse tensioni geopolitiche non c’è alcun riferimento a quanto stia accadendo nel mondo. Il marito ha stravolto l’ordine mondiale ma lei continua a rimanere in silenzio davanti a tutto ciò. Eppure nel documentario cerca di dare un senso al suo ruolo.

Comunicare attraverso la moda.

Melania sottolinea spesso il suo rapporto con la moda e la sua conoscenza in questo campo essendo stata una modella. I suoi look sono sempre gli stessi e sembrano una corazza perché rafforzano la sua rigidità e la mancanza di naturalezza. Sono tutti caratterizzati infatti da tagli rigidi come i cappotti dalle spalle squadrate colletti alti cinture e tacco stiletto. Tutto comunica una struttura impenetrabile. Un altro capo è il “coat-on-shoulders” il cappotto che si indossa appoggiato sulle spalle limitando fisicamente il movimento. Gli occhiali da sole sono un altro dettaglio che funziona come un filtro tra lei e il resto del mondo.

D’altra parte il lavoro di una modella è essere un supporto per l’abito mentre la persona rimane in secondo piano. Nel ruolo di First Lady invece l’abito dovrebbe servire a proiettare la personalità e la vicinanza verso gli altri. La sua perfezione estetica crea un effetto impostato privo di calore. First Lady con Jill Biden e Michelle Obama hanno spesso indossato capi e tessuti morbidi per apparire accessibili.

Un look esprime chi si è. Una donna che fa la differenza non ha bisogno di proteggersi dietro un abito di lusso perché la sua forza viene da dentro e non da un abito di lusso di Dior e/o Chanel.

Arredamento di interni.

Jackie Kennedy si era occupata dell’arredamento della Casa Bianca a suo tempo come un atto di conservazione storica. Il suo scopo infatti è stato quello di renderla un museo della storia americana ed è per questo che ha coinvolto esperti e curatori. Melania continua a dire che c’è molto da fare mentre impone il proprio gusto e stile personale. Tessuti marmi e le linee pulite volute dall’attuale First Lady sono riprese nel documentario. Ancora una volta c’è una disconnessione tra la realtà e micro cosmo di Melania.

Il personale di servizio.

Maggiordomi, cuochi personale di servizio della Casa Bianca sono rinomati per discrezione e professionalità. Accogliere una First Lady con un sorriso e parole gentili fa parte del protocollo. Le nonne fonte inesauribile di saggezza dicevano “attacca il ciuccio dove vuole il padrone”. Melania enfatizza il loro modo di accoglierla come una forma ulteriore di apprezzamento nei suoi confronti. Potrebbe anche essere vero ma è un dato di fatto che queste espressioni cordiali sono parte del loro lavoro.

Limite.

Le First Lady che hanno lasciato il segno lo hanno fatto perché avevano una visione del mondo. Eleanor Roosevelt durante la Seconda Guerra Mondiale ha usato il suo peso per influenzare l’opinione pubblica verso la pace e/o la solidarietà.

Per fare la differenza non è necessario essere sotto i riflettori o occupare ruoli di potere.

La vera forza di una donna risiede proprio in un’identità propria che non si può costruire attraverso un documentario.

Le donne che ammiriamo sono spesso quelle hanno il coraggio di essere imperfette e autentiche. Mettono i propri valori davanti alla propria convenienza. Usano la propria voce per dire qualcosa di importante anche quando è scomodo.

Sono una sostenitrice di tutte le donne che non devono essere necessariamente in primo piano per avere qualcosa da dire. Il limite di Melania è quello di preferire l’immagine all’identità e la corazza all’autenticità. In un mondo in cui si cercano modelli di riferimento chi rinuncia alla propria voce finisce per diventare invisibile nonostante un lifestyle lussuoso.

Christian Dior ha definito l’eleganza come una combinazione perfetta tra distinzione naturalezza cura di se stesse e semplicità. Non sono doti che sembrano appartenere a colei che sta cambiando il ruolo di First Lady.

Qual è la vostra opinione su Melania come First Lady? Pensate che rimarrà nella storia?

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