In sala, dal 26 febbraio, il film di Mascha Schilinski che racconta un secolo di storia attraverso la storia di quattro ragazze.

Una fattoria nella Germania del nord, in piena campagna, tra Amburgo e Berlino, un secolo di storia, dalla Prima guerra mondiale ai giorni nostri, quattro ragazze che vivono esperienze simili e coinvolgenti, quasi a rispecchiarsi l’una nell’altra. Si snoda così il film Il suono di una caduta, Premio della Giuria allo scorso festival di Cannes. E si scopre l’universo femminile e domestico di una Storia della quale non c’è traccia nei libri di studio.

La pellicola, affascinante e ricca di suggestioni, vuole essere soprattutto un discorso sull’arte di ricordare, su come funzionano percezione e memoria. Dietro la macchina da presa Mascha Schilinski, tedesca, figlia di una regista, cresciuta praticamente sul set e considerata una delle voci più originali del nuovo cinema europeo. Ha impiegato oltre tre anni a scrivere la sceneggiatura con Louise Peter, creando una specie di raccordo tra le persone e le generazioni che hanno vissuto in quel luogo, dando vita quasi a una costellazione familiare.

Le protagoniste.

Incontriamo le protagoniste in momenti diversi della loro vita. All’inizio del secolo, Alma è una bambina, osserva la vita degli adulti. Ripete spesso “incidente sul lavoro” quando vede che al fratello adolescente, Fritz, viene rotta una gamba per impedirgli di andare in guerra.

Ha il fascino dell’infanzia, è timida e riservata, preoccupata quando scopre di avere lo stesso nome di una bimba morta. Negli anni 40, e siamo già alla Seconda guerra mondiale, Erika, una sua discendete è attratta proprio dallo zio Fritz e dalle sue stampelle, si lega persino una gamba per provare a capirlo meglio.

Negli anni Ottanta, incontriamo Angelika, una ragazza che sta scoprendo il suo corpo e il sesso, ma è importunata dal fratello della madre. Per finire con Lenka che vive ai giorni nostri e si confronta con una nuova amica che ha da poco perso la madre.

Il fascino del film.

Girato in 34 giorni, con un budget limitato, il film ha uno sguardo attento sul corpo femminile che porta su di sé ricordi impercettibili. Scopriamo, per esempio, che ad inizio secolo le domestiche venivano sterilizzate per essere pronte al piacere maschile ed evitare gravidanze indesiderate. La loro sensazione è di vivere invano. Si entra nella narrazione in punta di piedi e ci si lascia trasportare da questo flusso di impressioni.

Bellezza e malinconia, ma anche dolore e senso di morte, da seguire con attenzione per non perdersi nelle due ore e mezzo in cui si snoda la pellicola.

Entra nella nostra community clicca qui: Newsletter

Sostienici, clicca qui: PINK