Eleonora Frascati, danzatrice e coreografa, il prossimo 7 aprile sarà al Teatro Hamlet per una serata di formazione inserita nel contesto del Progetto “Teatro Fisico e Teatro di Parola.

Viaggio nelle forme espressive” è un progetto diretto da Gina Merulla e promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura. Abbiamo fatto una chiacchierata con Eleonora Frascati sul significato della Danza.

Il workshop e l’importanza del lavoro sull’espressione corporea

Credo sia importante avere la possibilità di raccontare e incuriosire quante più persone possibili.

Spesso noi del mestiere utilizziamo un linguaggio che può sembrare complesso, termini come “ricerca di movimento” o “espressione corporea guidata”, ma in realtà parliamo di qualcosa di estremamente naturale: il movimento. Ognuno di noi, anche inconsapevolmente, possiede un potenziale fisico straordinario. Non si tratta di “saper ballare”, ma di lasciar emergere, attraverso una guida, ciò che il corpo già sa fare.

Durante il workshop accompagnerò i partecipanti a scoprire proprio questo: quanto il loro corpo possa fare, quanto possa sentire, quanto possa passare da un’energia intensa a una più lenta, trovando libertà, presenza e consapevolezza.

Il corpo è sempre lì, pronto ad ascoltare e a muoversi, anche nel più piccolo dettaglio. La classe sarà molto energica, con stili musicali diversi che si alterneranno, per permettere a ciascuno, attore, danzatore o amatore, di esplorare la propria fisicità. Perché il corpo ha bisogno di muoversi, di occupare spazio, di esplorare nuove rotte, di sudare e, soprattutto, di gioire.

La Danza come strumento interculturale.

La danza è uno strumento interculturale perché è universale. Non è necessario conoscere alla perfezione il funzionamento dei raggi solari per beneficiare del calore del sole sulla pelle, e lo stesso vale per la danza. E non serve conoscere la tecnica per poterla vivere. Non importa da dove si venga: il movimento di ognuno di noi è unico, e proprio l’incontro tra queste unicità rende la danza così ricca e viva. Più siamo diversi, più la danza si arricchisce, soprattutto nella danza contemporanea.

Che ruolo ha la danza nella tua vita?

La danza è tutta la mia vita. Fin da bambina ho sentito un impulso naturale a muovermi, a seguire un ritmo o a crearlo. È partita dal mio corpo e, nel tempo, si è ampliata sempre di più: è diventata uno strumento per gli altri attraverso l’insegnamento, ma anche qualcosa che resterà nel tempo attraverso le mie opere coreografiche.

La danza è dinamicità. Nel mio lavoro convivono molteplici aspetti: posso entrare in una dimensione più lenta e riflessiva quando creo un’opera coreografica, oppure lasciarmi guidare da una dinamica più veloce e istintiva quando lavoro a partire dalla musica.

La danza come lavoro.

La danza è diventata un lavoro perché il mio bisogno di creare è sempre stato inseparabile dall’atto di danzare. Ho iniziato molto giovane a insegnare e, da lì, sono arrivate subito grandi opportunità per la mia età, come assistere il maestro Franco Miseria in un programma del sabato sera su Rai 1.

Da quel momento il percorso ha preso velocità. Ho lavorato a lungo nel mondo commerciale: dal Festival di Sanremo ai tour di artisti come Laura Pausini e i Coldplay, dai videoclip per Achille Lauro agli show con Beppe Fiorello, fino al cinema e alla televisione. Negli ultimi mesi, sono stata impegnata nella tournée teatrale di Sal Da Vinci, nel videoclip del suo grande successo sanremese ‘Per Sempre Sì’ e nel programma “Stasera tutto è possibile” condotto da Stefano De Martino.

Ci tengo a ringraziare Mommo Sacchetta e Marcello Sacchetta, grandi artisti, direttori creativi e coreografi che affianco ormai da anni: senza di loro questo percorso non sarebbe stato possibile.

Parallelamente, ho sempre portato avanti la mia ricerca nella danza contemporanea, partecipando a festival e ricevendo premi e riconoscimenti dalla critica. Ho viaggiato molto, portando il mio lavoro anche fuori dall’Europa.

Tradurre con i gesti.

La soddisfazione più grande non coincide con un singolo progetto. La riconosco piuttosto nella sensazione di sentirmi sempre più capace di tradurre, attraverso il gesto, ciò che sento debba essere espresso.

Progetti in cantiere?

I progetti sono molti.Tra i principali c’è il lancio della nuova audizione per entrare nel mio biennio di alta formazione Balì | Batique Dance Program: un percorso dedicato a giovani danzatori, che accompagneremo passo dopo passo verso il debutto professionale. È un progetto dal respiro internazionale, che prevede classi, workshop con coreografi italiani e stranieri e momenti performativi.

È inoltre in cantiere una mia nuova produzione, dopo il grande successo di Chiki…ma questo lo scoprirete tra qualche settimana.

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