Dopo il successo della scorsa stagione, torna al Teatro di Documenti di Roma lo spettacolo Quando verrà la fin di vita (e questa storia è già finita)? dal 13 al 22 marzo 2026.
La storia si muove su due piani paralleli: uno più realistico, con atmosfere noir e atmosfere del giallo, l’altro più filosofico e metateatrale.
Da una parte c’è la storia di Virgilio e Beatrice, due maturi coniugi senza figli, che cercano di esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte pianificando nel miglior modo possibile, grazie a un’eredità ricevuta da un cugino di lui, l’ultima fase della loro vita. Dall’altra si muovono Vir e Bea, i veri autori della storia di Virgilio e Beatrice: la loro stessa coscienza immateriale che agisce fuori dal tempo. Un “teatro nel teatro”, un “giallo nel giallo”.
Accanto a Virgilio e Beatrice si muove Pia, ambigua figura dal passato complesso e dai repressi desideri di revanches esistenziali, la cui presenza sembra essere tutt’uno con la casa ereditata. Pia sarà elemento essenziale allo sviluppo del “giallo”, fino al suo paradossale epilogo.


Bea e Beatrice.
Due dimensioni al femmile nel progetto scritto e diretto da Stefania Porrino (che abbiamo incontrato l’anno scorso), interpretate da Evelina Nazzari e Nunzia Greco. Al loro fianco gli attori Rosario Tronnolone, Giulio Farnese e Carla Kaamini Carretti.
Evelina Nazzari e Nunzia Greco: chi sono Bea e Beatrice, come le avete vissute nel vostro profondo e cosa vuol dire calarsi di nuovo nei loro panni dopo un anno?
Evelina Per me, che interpreto Bea, l’idea di rappresentare un’anima che si muove nell’aldilà è emozionante e affascinante. Una prova ulteriore che questo lavoro, che ci permette di calarci nei panni di tanti personaggi e caratteri “vivi” con la voglia di essere altro da noi, può addirittura diventare la rappresentazione di un essere disincarnato. Davvero una magia!
Nunzia Beatrice l’ho ritrovata con gioia e con meno superficialità interpretativa rispetto alla scorsa stagione. Un anno è lungo e la morte è più vicina anche per me. Mi sono scoperta ad avere le stesse paure di Beatrice, le esorcizzo come posso. Ma non posso evitare di farmi domande.
Che tipo di donne sono Bea e Beatrice?
Evelina Bea è l’autrice della storia di Beatrice, si prenderà cura di lei, vorrebbe proteggerla, evitarle le sofferenze, ma il suo destino non è completamente nelle sue mani, e ognuno deve seguire il propria strada, con poche variabili.
Nunzia Beatrice è ironica e vitale con qualche sfumatura in più, forse, rispetto allo scorso anno.
Affrontare i temi della vecchiaia, di una coscienza superiore e di cosa ci aspetta alla fine della nostra vita… quali sono le vostre riflessioni su questi argomenti a fronte dell’esperienza della scorsa stagione?
Evelina Come nella scorsa stagione, e come da tempo nella mia vita, penso che la vecchiaia sia davvero un percorso difficile, che mi ha sempre spaventato, anche quando avevo vent’anni (molto più della morte), soprattutto per il modo in cui ci si arriva. Io, ahimè, tendo a guardare troppo al passato, e vorrei rifare tante cose. È frustrante sapere che non è possibile riscrivere il proprio percorso.
Nunzia Non so se c’è una coscienza superiore, io non l’avverto. È come domandarsi: da dove veniamo? Dove andiamo? Fortunate quelle persone che trovano le risposte in una religione. Tante paure…La cosa più importante è avere accanto la famiglia, non solo quella carnale ma la famiglia degli amici, quelli che puoi chiamare anche in piena notte, quelli che ho ritrovato alle prove di questo spettacolo. E ora vorrei aggiungere una enorme banalità: se non c’è la salute ma solo dolore e sofferenza meglio la morte!
Quale valore porta questo spettacolo al pubblico che assiste?
Evelina Ognuno di noi percepisce la vita, la vecchiaia e la morte in modi così diversi! Così il pubblico ha gli spunti, i suggerimenti per riflettere secondo la propria coscienza e sensibilità.
Perché i giovani dovrebbero venire a teatro per assistere ad un’opera basata su queste tematiche?
Evelina Perché invecchieranno anche loro. E perché riflettere sul nostro percorso di vita e di morte è utile a tutti.
Nunzia In questo ultimo anno per vicende personali ho avuto la fortuna di incontrare ragazze e ragazzi che sono entrati casualmente nella mia vita. All’inizio pensavo che non avevamo molto da dirci. Mi sbagliavo, si sono avvicinati a me con il desiderio di confidarsi, di confrontarsi. Forse perché in tutti loro ho avvertito un amore immenso per i loro nonni. Non mi hanno trattato come una rimbambita ma come una persona da ascoltare con curiosità.
Li ho invitati a venire a teatro. Quasi nessuno ci è mai stato ma se venissero a vedere il nostro spettacolo scoprirebbero che la morte non è un pensiero avulso lontano dagli accadimenti quotidiani. Il teatro ha tempi diversi da TV, cinema e Social Network. Riesce a suscitare emozioni e a fissarle di più, a interiorizzarle e non farsele scorrere addosso. Un film ti commuove per due minuti, il teatro ti costringe a partecipare.
Quando si è giovani la morte non esiste, è un concetto astratto che non ci tocca, ma nel nostro spettacolo è un tema centrale e vedendolo i giovani potrebbero forse per la prima volta riflettere su un altro aspetto della vita. In Beatrice potrebbero vedere la loro nonna anche se il mio personaggio non lo è diventata.
E quale contributo i giovani possono dare alle persone anziane?
Evelina Possono stare accanto a loro con empatia, anche senza capire davvero e fino in fondo cosa si prova: solo l’esperienza diretta, in tutte le cose della vita, ti fa davvero percepire l’esperienza che stai vivendo.
Nunzia Posso parlare di ciò che danno a me i miei meravigliosi nipoti e i figli di amici cari: tanta gioia e spesso una piacevolissima compagnia.
Segnaliamo all’interno di questo progetto, un evento da non perdere: Domenica 15 marzo alle ore 16.30, prima della replica pomeridiana, si terrà un incontro tra l’autrice e regista Stefania Porrino e la scrittrice Dacia Maraini dal titolo “La vecchiaia non è una malattia”. Un dialogo tra due donne, un’occasione per parlare con leggerezza di vecchiaia e anzianità. Introduce Elisa Fantinel. Ingresso Libero. Porrino e Maraini hanno da poco partecipato assieme ad altre prestigiose scrittrici alla realizzazione del volume “Amiche. Undici storie di legami e sorellanza” edito da Il Mulino e uscito ad ottobre 2025.
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