Al cinema, dal 5 marzo, il nuovo film di Mary Bronstein che racconta la storia di una madre in difficoltà. La interpreta Rose Byrne candidata all’Oscar.
Un film claustrofobico, coinvolgente, interpretato magistralmente dall’attrice australiana Rose Byrne, non a caso candidata all’Oscar, dopo aver già vinto, per questo ruolo, l’Orso d’Argento a Berlino e il Golden Globe. Già il titolo, inconsueto, la dice lunga. Se solo potessi ti prenderei a calci è anche la sensazione che si ha uscendo dal cinema, finalmente liberi dal disagio della protagonista. La storia è un crescendo.
Viviamo il dramma di Linda, psicoterapeuta affermata, con una figlia malata che ha problemi con il cibo. La struttura sanitaria cui si è rivolta chiede alla donna uno sforzo complesso, pur ripetendole che non è “colpa sua”. Il padre della bambina è lontano per lavoro e riesce solo a dare un supporto telefonico. Ad aggravare la situazione il crollo del soffitto nell’appartamento in cui vivono la mamma e la piccola, costrette a rifugiarsi in un motel.
Le donne si raccontano.
La regista americana Mary Bronstein ha dichiarato di aver vissuto un’esperienza simile quando sua figlia, una bambina di sette anni, si è ammalata gravemente e lei è stata costretta a trasferirsi in una piccola stanza d’albergo in California. Ci è rimasta per otto mesi, e ha provato la sensazione di annullarsi, ben conosciuta da tante mamme caregiver. Per liberarsi ha iniziato a scrivere, in bagno, la sceneggiatura del film.
«Le emozioni sono vere, i fatti no» ha precisato la regista, al suo secondo lavoro dopo una pausa durata 17 anni. Nella pellicola, per una scelta stilistica, non si vede mai il volto della bambina, ciò permette allo spettatore di empatizzare con la protagonista. Conosceremo quel viso (delizioso) solo alla fine del film. «Gli uomini hanno sempre raccontato la maternità – ha detto Bronstein – ora sono le donne a dare la loro versione dei fatti e magari sfogare la loro rabbia.»
Un lavoro meticoloso.
Il film è il risultato di un lavoro meticoloso. Per cinque settimane Mary Bronstein e Rose Byrne hanno studiato, sedute in una cucina, il carattere del personaggio, discutendo di ogni pagina e ogni battuta. Una straordinaria opportunità che l’attrice ha colto, dando alla sua Linda, con una grande tensione fisica, una forza che sarà difficile da dimenticare. Ad affiancarla, nel ruolo del suo supervisore, Conan O’Brien. Lo ritroveremo, per il secondo anno consecutivo, tra i presentatori della notte degli Oscar il prossimo 15 marzo.
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