Shein, il colosso cinese dell’ultra e fast fashion, è stato attaccato dalla Francia con una legge ad hoc.

La Francia è stato il primo Paese europeo a scendere in campo con una legislazione “Anti-Shein”. Ha approvato una legge per contrastare l’impatto ambientale del fast fashion. Questa normativa prevede l’introduzione di un sovrapprezzo progressivo sui capi di abbigliamento che potrebbe raggiungere i 10 euro per articolo entro il 2030.

L’obiettivo è di scoraggiare il consumo di abiti a basso costo e di bassa qualità che caratterizzano Shein e rendere economicamente più competitivi i prodotti realizzati in modo più sostenibile. Il governo francese ha fatto pressioni sulla commissione europea per un’indagine formale sul brand. Le accuse riguardano la vendita di prodotti illegali come bambole sessuali con fattezze infantili con tutti gli attributi fisici che sono state rimosse dal sito.

Shein a Parigi.

L’apertura del primo negozio Shein all’interno del department store BHV Marais il 5 novembre scorso a Parigi ha scatenato diverse proteste da parte di associazioni ambientalistiche come Mouv’Enfants e la Femen e attivisti . Alcuni dei brand presenti presso il BHV hanno deciso di lasciare il suddetto department store. Sono state rinviate le aperture previste presso Galerie Lafayette a Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limages. Il governo francese aveva richiesto la sospensione di tre mesi del sito web del brand per bloccare le on line di prodotti come farmaci non autorizzati e bambole sessuali con apparenza infantile. Il Tribunale di Parigi ha respinto tale richiesta perché nel frattempo sono stati ritirati dal mercato i prodotti incriminanti da parte del brand.

Ines de La Fressange.

Hugo Clement ha intervistato Ines de La Fressange sostenitrice del Made in France in merito all’arrivo di Shein a Parigi. La strategia del brand è di conquistare il mercato grazie al fatto di poter comprare capi accessibili. Sono capi proveniente dalla Cina che non rispettano alcuna delle norme del Paese e hanno creato problemi ai produttori tessili francesi.

evoluSHEIN.

Accusato di concorrenza sleale da parte delle federazioni francesi del settore della moda, per via dei prezzi estremamente bassi. Shein non è un brand sostenibile in un modello produttivo etico e rispettoso delle normative europee. Così ha lanciato la linea sostenibile evoluSHEIN by Design. Una linea ingannevole che oggetto di indagine, a impatto ambientale elevato per l’utilizzo di fibre sintetiche.

L’Antitrust l’ha multata per messaggi ingannevoli sulla sostenibilità. La risposta di Shein è “we are fast but we are not fast fashion”.

Shein.

Shein ha conquistato il mercato globale dell’abbigliamento low-cost in oltre 100 paesi. Ha avuto una crescita esponenziale con relativo aumento del fatturato durante il periodo della pandemia grazie alla richiesta di moda low cost online. È riuscito a posizionarsi tra le grandi aziende di moda online nell’ottobre 2020come riportato da diverse fonti. È nato nel 2012 in Cina per vendere solo on line in linea con le tendenze della moda.

Oggi il suo valore sul mercato internazionale è stimato circa 60 milioni di dollari (inchiesta di Milena Gabanelli su Dataroom). Continua ad avere diverse cause di plagio per le copie dei prodotti on line.

Il target coinvolto è quello dei giovani ed è un paradosso dal momento che sono proprio loro i primi a combattere per la tutela dell’ambiente.

Shein riesce a coinvolgerli come consumatori grazie a sconti premio, line streaming e interazione col fine di incentivare ulteriori acquisti.

Controversie.

Anche il resto dell’Europa è scesa in campo per diverse questioni. La controversia maggiore riguarda i diritti umani e nella fattispecie le condizioni di lavoro dei dipendenti. Sono state fatte e diffuse diverse indagini e report via social e via canali televisivi che hanno mostrato immagini degli operati che dormono sui pavimenti nelle fabbriche a causa di turni di lavoro estenuanti di quattordici ore al giorno con salari sottopagati. È stata condannata come una forma di schiavitù. Sono emerse anche testimonianze di personale negli stabilimenti di Guangzhou di 75 ore settimanali di lavoro.

È importante sottolineare che la Francia nella sfida contro l’ultra fashion e nella fattispecie Shein ha fatto confrontare sia i consumatori che le aziende con la vera natura di capi di abbigliamento venduti a un costo irrisorio.

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